«Marmo venduto sotto costo». Ma le ditte ricorrono al Tar
Per la finanza valori di mercato bassi rispetto a quelli definiti dal Comune. Ma le imprese: l’amministrazione calcola prezzi troppo alti rispetto a quelli reali
CARRARA. Che i big del marmo - Marmi Carrara e cooperative in primis - abbiano fatto ricorso al Tar è cosa nota. E noto è che, di fronte alla giustizia amministrativa, contestano la delibera 194 del 28 aprile con cui l’amministrazione di Francesco De Pasquale aumenta del 5% il valore medio dei materiali estratti. La novità è che accanto a quei ricorsi - individuali e collettivi - ce ne sono pure degli altri in cui oggetto della contestazione non è quel fatidico 5 %, piuttosto il valore attribuito, nel sistema di tariffazione comunale, ad alcune tipologie di materiale estratto. Tipologie che sarebbero state “sopravalutate” con l’attribuzione di un valore notevolmente più alto rispetto a quello di mercato. Dunque non soltanto le aziende avrebbero pagato la tariffa più del dovuto, ma si sarebbero anche trovate a dover motivare i prezzi praticati alla vendita di fronte alla guardia di finanza. Prezzi di mercato più bassi rispetto a quelli su cui il Comune applica la tariffa.
I problemi arrivano, infatti, proprio a seguito di controlli delle Fiamme gialle: la Finanza fa accertamenti in alcune ditte e verifica che materiali il cui valore era fissato dal Comune in X vengono venduti a prezzi più bassi. Scattano le contestazioni perché per le Fiamme Gialle l’escavato è stato venuto a prezzi non congrui.
Le ditte interessate a quei verbali di contestazione fanno opposizione e adesso decidono di portare la questione anche di fronte al tribunale amministrativo. Lo fanno con ricorsi individuali chiedendo che venga rivalutata la qualità del materiale estratto - si tratta sempre di materiale di qualità non alta - e ridefinito a ribasso, da parte del Comune, il valore alla vendita sui cui applicare la tariffa.
Ricorsi su più piani, quindi perché i big del marmo non soltanto contestano l’aumento del 5 % del valor medio dei materiali estratti, ma anche l’attribuzione di un valore al ad alcune tipologie che - stando ai ricorrenti - non avrebbe alcuna corrispondenza al reale valore di mercato.
Il ricorso sui valori è stato messo in moto dalle contestazioni della Guardia di finanza, quello sul valor medio, invece, segue la forte opposizione politica alla delibera 194: quella delibera ha fatto seguito ad una precedente, datata 23 marzo. La delibera di marzo manteneva inalterata la tassazione del marmo per il biennio 2018\2019.
Di fronte a quella scelta si è scatena l’opposizione che ha chiesto il ritiro dell’atto. Ritiro che, in autotutela, è arrivato in un secondo momento: la giunta De Pasquale ha deciso di “produrre” una nuova delibera, la 194 appunto,contro la quale adesso i big hanno presentato ricorso. Contestano - per parlare delle motivazioni tecniche - l’iter procedurale con cui l’atto è stato definito dopo il ritiro in autotutela del precedente. E ora contestano anche il valore attribuito ad alcune tipologie di escavato. —
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