Il Tirreno

tribunale 

Mandava minacce alla ex dalla prigione Condannato a sei mesi

LIBERO RED DOLCE

La donna ha raccontato di tanti episodi di paura con riferimenti espliciti a casi di femminicidio che lui accludeva nelle sue missive

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MASSA. Condanna a sei mesi per le tremende lettere dal carcere con le quali minacciava la ex compagna: titoli di giornali che riportavano casi di femminicidio. E il terribile commento: «Posso farlo anche io, tanto non ho più tempo da perdere».

Il giudice Fulvio Biasotti ha così deciso di condannare l’uomo per minacce aggravate. Lui si trova già in carcere, per questioni non legate a questa vicenda. E proprio dal carcere, dove lo ha raggiunto la condanna, lui ha mandato le lettere alla ex compagna, con la quale ha anche una figlia.

Durante il processo la donna non ha raccontato di episodi di violenza fisica - «anche se una volta mi ha messo le mani addosso», ha comunque raccontato - ma di uno stato di insicurezza, ansia e paura che va avanti da tantissimi anni. E che sembra non avere fine. Minacce, parole dure. A volte messaggi velati. Altre volte crudi. Intollerabili, anche perché rivolti alla figlia in comune. «Mi diceva che la bambina mi avrebbe osservato da lassù, che non avrebbe avuto niente da perde. “Se mi dai i soldi ti lascio stare”, aggiungeva in certe occasioni».

L’uomo infatti rivendica da anni un debito nei confronti della sua ex compagna. Saldo che la donna non avrebbe mai onorato, e che lei invece nega sia mai esistito, e che vincola alla fine delle sue angherie. Lui sostiene di avere fatto dei lavori per lei, nella sua attività, e che non avrebbe mai ricevuto un compenso per questa attività.

Per la donna quelle richieste non avevano alcun fondamento. E anzi, diventavano anzi un modo per non recidere un legame ormai divetnato complicato e pericoloso. «Non so perché me lo chiedesse, ricevevo queste lettere in continuazione. Minacce di morte a me e alla mia famiglia. Avevo paura, tantissima quando le leggevo. Ho ancora paura adesso». Anche perché gli episodi non si fermano alla solita corrispondenza dal carcere.

Ascoltata durante il processo la signora ha raccontato un episodio accaduto prima che l’uomo finisse in carcere. Era andato a casa e aveva preso la figlia un giorno prima che la madre rientrasse dal lavoro. «Lo contattai e mi disse "è mia, non te la ridò"». Lei andò a denunciare alla polizia ma fu lui stesso a presentarmi spontaneamente a casa della ex per riportare la figliola. «E già in quell’occasione mi chiese dei soldi per riaverla».

O, ancora più recente, il controllo costante sulle loro vite. «La città è piccola, so dove va la bambina, che scuola frequenta», le scrive dal carcere. Un ossessione.

Ora è arrivata la condanna, lui non è comparso di fronte al giudice. La donna continua a chiedere allo Stato protezione. Nient’altro. —

LIBERO RED DOLCE.

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