Il Tirreno

Le reazioni e gli interventi nella giornata del dolore La solidarietà e il dito puntato contro l’indifferenza 

«Se siamo diventati insensibili di fronte alla tragedia della morte»

i commenti«È come se fossimo diventati indifferenti di fronte alla morte. Come se avessimo sempre meno cuore, sempre meno anima».È un commento commosso quello di Margherita Dogliani, imprenditrice e...

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i commenti

«È come se fossimo diventati indifferenti di fronte alla morte. Come se avessimo sempre meno cuore, sempre meno anima».

È un commento commosso quello di Margherita Dogliani, imprenditrice e figura intellettuale di spicco nel panorama apuano.

La Dogliani ha vissuto molto da vicino la tragedia di Luca Savio: la sua azienda, il Biscottificio è a poche centinaia di metri da dove si è verificato l’incidente mortale. E conosceva bene la famiglia dell’operaio deceduto.

«È triste, molto triste - commenta Margherita Dogliani - conosco la famiglia e ho un’impresa e so quindi cosa significa avere a che fare con gli incidenti sul luogo del lavoro. Quello che mi ha colpito di questa vicenda, che mi ha toccato così da vicino, è l’indifferenza di fronte alla tragedia, la mancanza di reazioni».

«Ci vogliono esseri non pensanti, senza anima e senza cuore - conclude la Dogliani - questo mi preoccupa moltissimo, non è un bel segnale».

Sulla vicenda interviene anche l’onorevole del Pd Cosimo Maria Ferri.

«Innanzitutto desidero esprimere tutta la mia vicinanza e il mio affetto alla famiglia del giovane operaio che oggi ha perso la vita- scrive - Non è giusto morire così e non è giusto che una vita sia spezzata così presto. Dobbiamo tutelare i lavoratori e difenderne la dignità. Non si può morire di lavoro e la sicurezza deve essere una priorità di questa legislatura.

Si deve continuare sulla strada intrapresa in questi ultimi anni. Con la legge contro il caporalato e con il Jobs Act, che ha introdotto l'Ispettorato Nazionale del Lavoro».

«Sono stati compiuti passi fondamentali nella tutela dei lavoratori a garanzia dei loro diritti, della loro sicurezza e incolumità- conclude Ferri - Adesso serve un’evoluzione culturale che responsabilizzi maggiormente il datore di lavoro e che ponga al centro il lavoratore realmente reso consapevole dei rischi che corre e dei pericoli alla propria incolumità».

Anche l’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invaldi del lavoro) si stringe attorno alla famiglia dell’operaio morto.

«Un altro morto che va ad allungare il triste elenco di morti bianche (che di bianco ha ben poco) che ormai ha i connotati di un bollettino di guerra. Ed è per questo che non dobbiamo mai abbassare la guardia, ma al contrario occorre insistere intervenendo con risposte sempre più rapide e articolate sul versante della prevenzione. Lo si deve fare tutti ognuno per la sua parte, per primi chi governa le istituzioni del nostro paese, non accontentandosi mai, ma affrontando alla radice anche tutti i risvolti sempre più problematici della materia in grado di scuotere il sistema socio – lavorativo del nostro paese. Noi saremo sempre in lutto ogni qualvolta ci sarà un morto sul lavoro e sempre in apprensione quando, invece, ci sarà un infortunio sul lavoro». —

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