Il presidio
«È un nemico dei gay» E attorno al Lunezia esplode la polemica
AULLA. Giovedì 19 si alzerà il sipario sulla prima delle tre serate aullesi del Premio Lunezia. Ma in attesa che la scena venga rubata dai big della canzone italiana, ieri il palcoscenico social,...
AULLA. Giovedì 19 si alzerà il sipario sulla prima delle tre serate aullesi del Premio Lunezia. Ma in attesa che la scena venga rubata dai big della canzone italiana, ieri il palcoscenico social, grazie ad un post su Facebook del direttore del quotidiano online L'Eco della Lunigiana, Diego Remaggi, è stato tutto per le polemiche sulla presenza fra i collaboratori del Premio Lunezia di Mirco Manuguerra, fondatore e presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi, il quale si era reso protagonista, due anni fa, di un diverbio sopra le righe con la comunità gay su un profilo Facebook dedicato alle "Sentinelle in piedi", dove avrebbe augurato agli omosessuali di morire di Aids e si lasciò andare a improperi non riferibili. Il sito Gay.it lo accusò di aver promosso un "vergognoso linciaggio omofobo" e la querelle ebbe una vasta eco mediatica. Inoltre, nel febbraio scorso Manuguerra avrebbe addirittura inneggiato a Luca Traini, accusato di strage per avere sparato ad alcuni immigrati a Macerata, definendolo "un patriota". Inevitabili le polemiche ieri hanno percorso Facebook e le richieste di interventi.
Parla in proposito ilpatron del Premio Lunezia, lo spezzino Stefano De Martino, sottolineando il fatto che «nel team del Lunezia, che ha sempre sposato le cause umanitarie, ci sono alcuni omosessuali e comunque, a quanto mi risulta, Manuguerra non ha avuto alcuna conseguenza di carattere penale per le sue affermazioni, pur essendo queste esecrabili».
L'eco delle polemiche è arrivata anche allo stesso Manuguerra, che si è difeso ieri con un post su Facebook in cui ribadisce «di essere un libero intellettuale operante da anni sui temi della pace e della fratellanza universali, con rapporti accademici internazionali, la cui unica colpa, se di colpa si tratta, è quella di avere sempre risposto a tono, anche sui social, alle gravi offese ricevute da terzi soggetti, esercizio pienamente legittimo per il quale, infatti, non ho mai ricevuto o subito denunce o indagini di sorta». —
GIANLUCA UBERTI .
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