Dalle cinque del mattino all’una di notte: toni accesi e alta tensione ecco cosa è successo
CARRARA. «Una volta quando i cavatori, in sciopero, attraversavano la città, gli uomini si toglievano il cappello». Lo ha ricordato, nella conferenza stampa convocata dal sindacato al termine di una...
CARRARA. «Una volta quando i cavatori, in sciopero, attraversavano la città, gli uomini si toglievano il cappello». Lo ha ricordato, nella conferenza stampa convocata dal sindacato al termine di una lunga mattinata convulsa, Francesco Gervasi, uno che al monte ci lavora dal 1992.
Ieri i cavatori e gli operai delle segherie hanno sfilato in corteo, da Miseglia giù fino a Carrara, lungo il viale XX Settembre, fino a via Piave. «E solo una signora ha applaudito» fa notare un altro lavoratore, uno Gianluca Volpi, uno che a novembre festeggia i suoi trent’anni di cava.
Non hanno ricevuto tanti applausi quindi. Nessuno si è tolto il cappello, ma i lavoratori del marmo si sono fatti sentire.
Quella di lunedì, davanti alla sede della Confindustria apuana, è stata una notte a altissima tensione. I momenti più difficili da quando è cominciato lo stato di agitazione per il rinnovo del contratto integrativo del marmo. Gli imprenditori, all’una di notte, sono usciti scortati dalla sede. Al temrine di una trattativa cominciata nel primo pomeriggio.
La lunga notte di tensione.. Una trattativa cominciata alle 15 del pomeriggio di lunedì. E come spiega Francesco Fulignani della Feneal Uil, «sembrava essere incanalata sui binari giusti».
Una trattativa seguita, da fuori la sede di Assindustria, da circa duecento lavoratori, e andata avanti fino all’una meno un quarto di notte. Con un epilogo ad alta tensione: il tavolo interrotto e gli imprenditori che sono usciti dalla loro sede scortati dalle forze dell’ordine. «La trattativa è andata per le lunghe, i lavoratori erano fuori dalla mattina alle 5, con tutto lo stress accumulato i toni, alla fine, si sono alzati. È stato un grave errore tenere il cancello di Assindustria aperto, non è mai successo in nessuna altra vertenza - ha dichiarato Paolo Gozzani della Cgil- Lo ribadisco ci sono stati toni accesi, ma la rabbia dei lavoratori non deve diventare un pretesto. Si sta vivendo un senso di ingiustizia: il fatturato del lapideo è aumentato dal 4 al 6%. Nel lapideo ci sono grossi ricavi, chiediamo una ricaduta più redistribuite. Siamo pronti a tornare nell’ambito di una trattativa, in termini civili e con grande senso di responsabilità da parte di tutti».
«Dagli imprenditori proposte irricevibili». . Un lungo balletto di cifre. Fatto di proposte e controproposte. E, infine, come ha sottolineato Roberto Venturini della Fillea Cgil, il muro contro muro sul premio settimanale non più legato alla produzione ma all’assiduità: destinato cioè a chi lavora tutte e cinque le giornate della settimana (basta una sola assenza per perdere tutto). Gli imprenditori hanno proposto 2 euro al giorno. I sindacati non scendono da 5,50.
I picchetti davanti alle aziende.. I lavoratori e i rappresentanti sindacali ieri mattina hanno sfilato non solo in città, ma anche in via Piave, davanti alle aziende di Roberto Graziani e Fabrizio Santucci, due dei delegati al tavolo di Confindustria. I cori «Vergogna, vergogna». E un botta e risposta con Graziani che ha cercato di far passare la volontà del dialogo.
Subito dopo c’è stato un incontro in Comune con il sindaco Francesco De Pasquale che si è impegnato a fare pressione sugli imprenditori per la chiusura del contratto. —
A.V..
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