Il Tirreno

«Persiani uno di noi», festa e cori per l’avvocato

di Alessandra Vivoli
«Persiani uno di noi», festa e cori per l’avvocato

Il neo sindaco acclamato sotto il Comune: «è un momento eccezionale» «Per prima cosa mi occuperò dei disoccupati e ascolterò tutti i massesi»

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MASSA. La festa esplode a mezzanotte e mezzo sotto il Comune, in pieno centro a Massa. Cori da stadio, tappi di bottiglie di spumante che saltano e selfie, decine di selfie con il nuovo sindaco della città, Francesco Persiani.

Effetto Matteo Salvini anche per l’avvocato dal low profile che, per una notte, si trasforma in rock star con supporter scatenati che lo portano in trionfo. E che lo acclamano a gran voce: è lui il protagonista.

Da mezzanotte e mezzo il centro città ospita la grande festa: i cori, gli applausi.

Una lunga notte, quella di Francesco Persiani sindaco cominciata solo poche ore prima nel comitato centrale, di Marina di Massa. Con due numeri, lanciati all’inizio di quella che sarà una sorta di “tombola”, sezione per sezione, dei risultati del ballottaggio.

«Seggio 55, Casone: Persiani 219, Alessandro Volpi 170: lo scandisce Andrea Barabotti, responsabile degli enti locali della Lega Nord.

È cominciata così la nottata: finisce (ma solo dentro al comitato), poco dopo mezzanotte con un dato certo e con l’avvocato prestato alla politica che si toglie il maglioncino grigio dalle spalle e indossa la maglia “Persiani sindaco” sopra la camicia Oxford.

Sulla schiena campeggia la foto, ingrandita, della stretta di mano con Matteo Salvini, davanti a una piazza Betti gremita. È successo solo qualche giorno fa. Da ieri notte Francesco Persiani è il nuovo sindaco di Massa. Con lui si interrompe, per la città, una tradizione di centro sinistra lunga settant’anni.

«Il mio primo impegno sarà per i disoccupati, per l’emergenza lavoro - dice il neo sindaco che, forse per non farsi sopraffare dall’emozione legge dallo schermo del cellulare il suo primo discorso - Ora pensiamo a entrare in Comune. La mia priorità sarà quella di ascoltare tutti, di esserci, per i massesi e per tutti quei cittadini che hanno fatto in modo che questa avventura diventasse una cavalcata verso la vittoria, verso palazzo civico». Francesco Persiani, dopo lunghe ore in silenzio, con il volto teso e la mano stretta in quella della moglie, indossa la maglia bianca da sindaco. Ha aspettato che la forbice dei voti che lo separava da Alessandro Volpi fosse tale da non ammettere incertezze. La bottiglia di spumante, quella che un sostenitore ottimista aveva portato già da tempo al comitato, rimane chiusa. Ma Francesco Persiani si scioglie e si lascia andare ai cori da stadio: «Uno di noi, Francesco uno di noi». E, ancora: «Volpi, ora dacci le chiavi». Lo fa senza gridare troppo, con uno stile pacato: se qualcuno si fa prendere la mano e invoca “le ruspe”, Francesco Persiani no. Lui preferisce parlare di svolta storica. «È un momento eccezionale - dichiara - e proprio per questo sono pronto a dare il massimo. Una delle prime cose che mi impegno a fare? Parlare, parlare con tutti i cittadini, con le categorie, con i commercianti. E con chi ha perso il lavoro».

Persiani sceglie la cifra del dialogo e si presenta come un sindaco “formato famiglia”.

La moglie e la figlia sono accanto a lui, lo sono state per tutta la sera. La figlia ha pure portato la crostata di marmellata di albicocche per i ragazzi del comitato.

La moglie e la figlia sono le prime persone che Francesco Persiani ringrazia, insieme «agli amici, ai ragazzi e alle ragazze che si sono impegnati in une campagna elettorale bellissima che ci ha permesso di tastare il polso e toccare i nervi scoperti della città».

«Uno di noi, Persiani uno di noi»: è il coro che i supporter del sindaco intoneranno anche sotto il Comune, dove i festeggiamenti vanno avanti per ore.

E l’avvocato che, in tribunale, si è sempre distinto per la toga stirata e l’aria compassata, viene portato in trionfo, proprio come un campione sui campi da calcio.

Non è la serata per dettare l’agenda politica. Ma Francesco Persiani rinnova la disponibilità a parlare alla città e anche alla sua “pancia”.

Non è un caso che le zone in cui è andato meglio sono quelle che hanno dovuto fare i conti con l’alluvione. «Gli abbiamo presi tutti, quei voti li abbiamo presi tutti»: è questo il messaggio. Insieme alla bottiglia di spumante stappata sotto il Comune.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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