Edilizia e turismo, l’Antimafia studia le aziende apuane
Controlli delle forze dell’ordine per cercare infiltrazioni Ancora nessun fascicolo aperto, ma l’indagine va avanti
MASSA CARRARA. Edilizia e turismo. Sono questi i settori che la Direzione distrettuale antimafia di Genova - se ne occupa il sostituto procuratore Federico Manotti - sta tenendo d’occhio nella provincia apuana. Nessun fascicolo aperto e quindi nessuna prova che la malavita organizzata abbia posato la sua longa manus a Massa e dintorni, ma la sensazione che potrebbe averlo fatto oppure che potrebbe farlo da un momento all’altro. L’antimafia ha chiesto alle forze dell’ordine di verificare le aziende che sono passate di mano negli ultimi mesi e quelle che sono in procinto di farlo. Uno screening necessario per capire chi sono i nuovi padroni e perché hanno deciso di investire in un territorio in forte crisi.
La riunione in prefettura. Era il 10 maggio quando in prefettura ci fu il vertice sulle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata. La riunione tra il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi, la procura locale, i vertici della Dia di Firenze, il questore e i comandanti provinciali di carabinieri e guardia di finanza aveva avuto come argomenti mafia, camorra e ndrangheta. Non un vero e proprio allarme perché il tavolo era servito per fare un punto della situazione piuttosto che trovare formule per reprimere un fenomeno che ormai ha preso piede. Non solo le cave, come viene logico pensare, tra i settori appetibili per la malavita organizzata il sistema turismo e quello immobiliare.
I controlli. Da quella riunione sono stati fatti dei passi avanti, anche se non sono da gigante. Carabinieri, polizia e guardia di finanza hanno cominciato a spulciare visure camerali e presenze sospette ai piedi delle Apuane. Controlli a campione e controlli mirati, giusto per capire qual è l’aria che tira. Due le considerazioni che fanno gli inquirenti per temere le infiltrazioni: la vicinanza con altre realtà dove la criminalità organizzata si è già palesata e la crisi economica che spinge gli imprenditori locali a cedere le attività offrendo un’occasione di riciclare il denaro acquisito in maniera poco lecita. Il nemico invisibile in questo momento si chiama ndrangheta, forte a Sarzana e a Reggio Emilia ma cellula dormiente a Massa Carrara. Per questo la Dda un mese fa ha deciso di tenere gli occhi aperti e di vagliare tutti i movimenti che ruotano soprattutto attorno al settore del turismo: alberghi, ristoranti, stabilimenti balneari. Non solo per quanto riguarda le cessioni di aziende o di rami di azienda, ma anche per possibili minacce subite dai titolari.
Il caso Modena. I timori di chi sta indagando trovano conferma in un’operazione che ha interessato nuovamente l’Emilia proprio in questi giorni: dopo Reggio anche la provincia di Modena ha scoperto di avere i boss in casa. Ieri mattina i carabinieri del capoluogo emiliano, insieme a quelli di Crotone, hanno eseguito un sequestro di beni nei confronti di Carmine Sarcone e dei fratelli Nicolino, Gianluigi e Giuseppe Grande. Il primo, già arrestato a gennaio per associazione mafiosa, è considerato il reggente della cosca, mentre il secondo è un altro esponente di spicco della ndrangheta di Modena e dintorni. I sequestri hanno un valore di otto milioni di euro, e riguardano beni, società e conti correnti in Italia ma anche in Romania e Bulgaria. Per questo occorre tenere gli occhi aperti. (d.d.)
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