Il Tirreno

Armi dalla Polonia, professionista nei guai

Armi dalla Polonia, professionista nei guai

L’uomo ha acquistato un revolver ad aria compressa su Internet. Ma la pistola da noi è illegale

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MASSA. Le pistole ad aria compressa made in Polonia erano arrivate anche nella nostra provincia. La squadra mobile ha sequestrato una di queste armi a un libero professionista che l’aveva acquistata sul web probabilmente per sentirsi un po’ più sicuro a casa sua. Il revolver non necessitava di porto d’armi, anche se è equiparato a un’arma illegale. E per questo doppiamente pericolosa. Gli agenti di Antonio Dulvi Corcione sono arrivati al cinquantenne grazie a un’indagine partita da lontano, e più precisamente dalla procura di Enna. L’inchiesta siciliana si chiama Lethal Weapon: ottanta le persone finite nel registro degli indagati, tra queste anche il massese. Invece verrà prosciolto un carrarino che aveva preso informazioni per un eventuale acquisto ma poi non aveva perfezionato la compravendita, come accertato dal commissariato di piazza Due giugno.

Secondo gli inquirenti il libero professionista apuano e gli altri (in tutta Italia) acquistavano armi micidiali per corrispondenza dalla Polonia, eludendo i divieti previsti dalla legge italiana. Le pistole ad aria compressa hanno una potenza superiore a 7,5 joule, considerate quindi armi da fuoco, che ha portato a sequestrare oltre 90 armi detenute illegalmente. Gli uomini della polizia – nello specifico 48 squadre mobili coordinate dal servizio centrale operativo – hanno effettuato 78 perquisizioni in tutto il territorio nazionale – in esecuzione di specifico decreto di perquisizione locale e di sequestro emesso dalla procura di Enna – nei confronti di altrettante persone, residenti in diverse località della penisola, tutte indagate per acquisto di armi per corrispondenza.

I fatti risalgono al settembre di due anni fa quando gli uomini della squadra mobile e della sezione polizia postale e delle telecomunicazioni di Enna, acquisivano la notizia che un soggetto residente nella provincia ennese aveva acquistato svariati prodotti da negozi online, fornendo dati di pagamento di carte di credito rivelatesi essere clonate. Pertanto, all’epoca, gli investigatori intercettarono parte della merce provento di truffa, nella cittadina di Centuripe. Tra l’arsenale rinvenuto e sequestrato c’era un fucile ad aria compressa di fabbricazione turca, calibro 22 (5,5 mm), completo di munizionamento, nonché un cannocchiale di precisione per fucile, il tutto acquistato presso una società avente sede in Polonia. Da lì l’inchiesta.

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