Il presidio
«Una bella città in attesa di diventare contemporanea»
Mario Botta parla dei due progetti per Carrara mai realizzati «Questo è il destino tragico di un’economia bloccata»
CARRARA. «I miei progetti mai realizzati per Carrara? Questo è il destino tragico del settore del marmo. Qui c’è un patrimonio incredibile, ci sono secoli di storia ma la società dei consumi ha spappolato questi valori. L’economia delle materie prime, il lapideo, il porto, il turismo, ne risentono: qui mi sembra tutto bloccato».
È un architetto di fama planetaria. Ma Mario Botta, è soprattutto un grande signore. Che non entra nel merito, non parla dei suoi lavori per la città rimessi nel cassetto. Glissa e fa un discorso più generale, sulla società dei consumi che frena i grandi progetti. E che sceglie il risparmio «i materiali più poveri e più scadenti».
Quando gli facciamo notare che il progetto del nuovo hotel Mediterraneo fu a lui commissionato (con tanto di presentazione in grande stile nei locali dell’albergo prima della demolizione) fu a lui commissionato dall’armatore Enrico Bogazzi, replica: «La crisi dell’economia che tiene bloccati investimenti e progetti riguarda tutto il contesto, non un unico settore».
La chiacchierata con l’architetto svizzero, uno dei relatori più attesi all’Archi Day di ieri mattina in Camera di Commercio (evento realizzato nell’ambito di White Carrara Downtown) comincia proprio da Carrara.
Dall’hotel Mediterraneo (rimasto alle fondamenta) e dell’area ex Figaia che, sempre per mano di Botta sarebbe dovuta diventare la porta d’ingresso della città. Due grandi progetti, nessuno dei quali è stato realizzato. E una Carrara “in attesa”. Proprio come la definisce l’archistar.
«Carrara è una città in attesa di diventare contemporanea - spiega Botta - La definirei così, una città in attesa. Ci sono segni di pietra diffusa, di resti. E poi c’è Carrara, una città che attende dei piani, una politica economica e sociale. E degli investimenti».
«Mentre arrivavo qui ho visto la strada intasata di gente che va al mare - continua - la spinta, nella società contemporanea è al consumo immediato. È difficile che si guardi ai traguardi da raggiungere nel tempo: investire in una città, renderla contemporanea richiede investimenti, richiede fatica e una progettazione».
Mario Botta non ha la bacchetta magica. E lo mette bene in chiaro anche quando parla davanti a un platea di duecento architetti che hanno partecipato all’incontro (con tanto di crediti formativi) che è stato anche un momento articolato di riflessione sull’architettura .
Per Botta, ad esempio, non è “verticalizzando” le città che si può guardare al futuro delle città.
«Si tratta di un passaggio importante per sfruttare al meglio la risorsa del suolo - ha spiegato l’architetto - ma ci sono città che non hanno bisogno di verticalizzare. Ci sono città che hanno già un paesaggio talmente forte, come Carrara, che non sentono la necessità di avere delle torri. I segni ci sono già tutti e sono quelli della natura».
Una città con un paesaggio “spettacolare” e due progetti, importanti, finiti nel cassetto. Ma l’architetto Mario Botta non considera affatto concluso il suo rapporto con Carrara. E alla domanda diretta se vedremo qualche suo nuovo progetto per la città del marmo, ha risposto così: «Di progetti non ne faccio più. Faccio costruzioni. Costruzioni anche piccole per lasciare segni significativi di civiltà e sensibilità. Molte, troppe risorse economiche si sprecano in progetti che poi non vengono realizzati».
Da un grandissimo architetto, acclamato in tutto il mondo, una lezione di stile.
E una dichiarazione d’amore per Carrara. «Una città così bella che - ha concluso - non ha bisogno di “scarabocchi” ma solo di investimenti, fatica e progettazione».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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