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Addio a Turiddo Tusini, partigiano fino alla fine
FOSDINOVO. È morto ieri Turiddo Tusini, uno degli ultimi e più conosciuti partigiani della Val di Magra. Figura carismatica di intellettuale contadino che ha dedicato tutta la vita ai valori della...
FOSDINOVO. È morto ieri Turiddo Tusini, uno degli ultimi e più conosciuti partigiani della Val di Magra. Figura carismatica di intellettuale contadino che ha dedicato tutta la vita ai valori della democrazia e dell’antifascismo, fu un combattivo sindacalista e poi un sindaco apprezzato del suo comune.
Negli ultimi anni, una lunga malattia, il morbo di Parkinson, lo aveva colpito nel corpo ma non nella sue lucidità di analisi e di elaborazione politica e continuava ad essere un padre nobile, un punto di riferimento per tutta la popolazione e per i giovani antifascisti che frequentavano la sua casa per avere qualche buona parola.
Se la malattia lo aveva costretto ad apparizioni pubbliche sempre più rare, ogni sua uscita suscitava una grande commozione nella popolazione. Sono rimasti indelebili alcuni suoi interventi, fatti con un filo di voce, in cui aveva voluto portare la sua testimonianza agli anniversari della Resistenza o al commiato di alcuni degli ultimi suoi compagni partigiani, come nel 2016 per Burno Brizzi, il partigiano «Nino».
Con la radicalità di chi non aveva smesso di essere un ribelle, ma anche con l’eleganza di un animo nobile, di chi aveva saputo elevarsi attraverso la cultura senza rinnegare le proprie origini proletarie, sapeva parlare alla coscienza e al cuore di tutti e tutte. Una volta ad una di queste manifestazioni si sentì commentare il discorso di Turiddo da una contadina, probabilmente sua coetanea, in questi termini: «quel Turidddo ha la testa come un diamante eppure è rimasto sempre dalla nostra parte»
Tusini, classe 1926, di famiglia antifascista diventò partigiano a 17 anni, con il nome di battaglia «Volga», insieme ad altri giovani di Caniparola costituì una delle prime bande ribelli, una formazione indipendente guidata da Lido Galletto “Orti”. Successivamente questa formazione aderì alla Brigata Garibaldi “Ugo Muccini” e prese il nome di distaccamento “Ubaldo Cheirasco”.
La Cheirasco fu uno dei distaccamenti che più di distinse per generosità e coraggio nella lotta partigiana. Nel novembre del 1944 Turiddo fu colpito dal tifo e malato dovette affrontare il terribile rastrellamento del 29 novembre, per questo fu costretto a superare il fronte per raggiungere l’esercito alleato.
Ad aprile, rientrato a Fosdinovo, Turiddo fece in tempo a organizzare i funerali degli ultimi caduti del suo gruppo (sono celeberrime le foto del corteo funebre all’Arco di Caniparola, con la sepoltura del suo amico, compagno d’infanzia prima ancora che i lotta: Nello Masetti «Carlin».
Dopo la Liberazione, il Partito Comunista lo mandò a studiare nei Convitti Rinascita di Bologna e di Milano e diventò un quadro politico. Nel primo dopoguerra fu segretario dei sindacati dei chimici, degli edili e dei lavoratori del marmo nella Camera del Lavoro di Carrara, poi segretario della Camera del Lavoro di Pontremoli. Diresse la rivista della Camera del Lavoro “Rinascita dell’Apuania”, e lui stesso ricordava con orgoglio i 39 processi subiti per «diffusione di notizie false e tendenziose». Dal 1956 al 1963 fu Sindaco di Fosdinovo e poi capogruppo del Pci in Consiglio Provinciale. Fu uno dei fondatori, incaricato dal Pci, della Cna, l’associazione degli artigiani, di Massa-Carrara. Non accettò la svolta della Bolognina ed è rimasto fieramente comunista fino agli ultimi giorni.
I funerali di Turiddo Tusini si svolgeranno in forma laica, stamani domenica 10 giugno 2018, con ritrovo alle ore 10 all’Arco di Caniparola, dopo un piccolo corteo che condurrà all’adiacente parco della Memoria e della Pace di Caniparola, luogo simbolo della formazione Orti.
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