Politeama, il processo ricomincia da zero
È stato riassegnato: il nuovo giudice è Valentina Prudente. A luglio risentirà i consulenti tecnici del pubblico ministero
CARRARA. Il primo pilastro si arrende e cede nel 2008. A confermare che il palazzo storico, disegnato dall’architetto Leandro Caselli nel 1888, non ce la fa più, arriva il crollo del marzo 2011: collassa un’intera area dell’edificio.
Passano sette anni e il processo per quel crollo muove soltanto i primi passi. O meglio, qualche passo lo aveva fatto, ma adesso tocca tornare indietro e ricominciare. Sì perché il procedimento è stato assegnato ad un nuovo giudice, Valentina Prudente e, in caso di riassegnazione, la legge consente di risentire i testimoni. Lo consente nel rispetto del principio costituzionale di presunzione di innocenza. Il processo penale è, infatti, orale: la prova si costituisce in dibattimento e - ricorda Giovanna Barsotti, uno degli avvocati della difesa - il giudice che emette sentenza deve essere lo stesso che ha seguito l’istruzione dibattimentale e ha visto e sentito i testimoni.
Così ieri mattina, gli avvocati non accettano che siano acquisiti semplicemente gli atti già prodotti e le fonoregistrazione dei testi ascoltati in aula. Tradotto: si riparte e si risentono tutti i testimoni. Non che i testi già escussi siano molti, sono però alquanto lunghe e dettagliate le loro esposizioni. Si tratta, infatti, dei tre consulenti nominati dalla procura - due ingegneri e un architetto - per ricostruire la dinamica delle lesioni allo stabile prima e del crollo dopo.
Un processo che va davvero alle lunghe quello del Politeama, processo che, però, non si ritrova sulla testa la spada di Damocle della prescrizione: i termini sono stati recentemente allungati e oggi sfiorano i vent’anni.
Niente rischio prescrizione, ma una città che si ritrova con una ferita aperta (il Politeama è sempre off limits) e non ancora curata.
Gli imputati sono 15, con capi di accusa diversi, ma tutti, a vario titolo, legati al cedimento del pilastro prima e al crollo dopo. L’attuale processo vede riuniti, infatti, due distinti procedimenti, quello istruito, appunto, per il cedimento del pilastro e quello per il crollo di un’intera porzione dello stabile. La prima tranche parte nel 2011 con l’udienza preliminare e il rinvio a giudizio. Il processo si apre a Carrara (la sede non era ancora stata accorpata a Massa) davanti al giudice monocratico Cosimo Ferri. Il Politeama viene messo sotto sequestro e tre anni dopo arriva il crollo. Si apre un secondo fascicolo. I due processi procedono separatamente, con udienze distinte. Fino al maggio del 2014. È in quella data che il nuovo giudice, Fabrizio Garofalo, unisce i due procedimenti.
Il processo passa, a seguito del trasferimento di Garofalo, al giudice Giovanni Sgambati. Quindi, quando anche Sgambati lascia la sede di Massa, viene riassegnato. Il nuovo giudice è, appunto, Valentina Prudente. Il procedimento da anni prosegue tra rinvii: dal 2015 sono stati sentiti tre testi. Tutti e tre consulenti del pubblico ministero Alberto Dello Iacono. Quelle dedicate ai consulenti sono state udienze fiume: gli ingegneri e l’architetto forniscono informazioni dettagliate. Sottolineano e spiegano le modalità costruttive del Politeama, edificato secondo la tecnica antonelliana, la stessa con cui è stata edificata la famosa mole. Processo tecnicissimo, quindi, rinviato ieri al 27 luglio. Ennesimo rinvio poco gradito agli avvocati di parte civile tra cui Monica Gualdi: «Indubbiamente - sintetizza - questi rinvii non sono di vantaggio per le parti civili». Nonostante il rischio prescrizione, almeno per ora, non ci sia.
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