Il presidio
Salvini si prende la piazza In mille ad ascoltarlo
Pubblico raddoppiato dall’ultima visita del 2015, spariti i contestatori di allora Il leader si ferma un’ora per i selfie con gli elettori: «Cambiate la città»
MASSA. La piazza è rimasta la stessa dell’ultimo comizio massese nel 2015, ma i numeri sono praticamente raddoppiati e le contestazioni sparite. Matteo Salvini torna in città e raccoglie i frutti di un triennio di lavoro infaticabile, di campagna elettorale permanente e fa scoppiare di presenze, almeno mille persone, una piazza Garibaldi blindata.
Tre anni dopo un nuovo film. Un remake. Il protagonista è ancora lui, il “Capitano” della Lega, lo scenario è pure quello. Sono cambiate le comparse: spariscono dallo sfondo, anche se poi si presero il centro della scena, i contestatori del 2015. E si moltiplicano i sostenitori, quasi come se la produzione fosse passata da un film a budget moderato a una grande produzione.
Sul palco s’intrecciano le due campagne elettorali in corso. Quella ufficiale, di Francesco Persiani, candidato sindaco per il centrodestra, e quella ufficiosa nazionale, persino più sentita, che in pratica è ricominciata dopo «il vergognoso no di Mattarella al nostro governo». Copyright “Il Capitano”.
Questo impasto di piani nazionali e locali è presente anche nel discorso che Salvini rivolge ai suoi elettori. Fissa subito le coordinate: «Siamo tantissimi, mi piacerebbe vedere quanti sarebbero in questa piazza se ci fosse Matteo Renzi». Bordata di fischi. «Non guardiamoci alle spalle, davanti c’è il futuro. Il futuro di Massa che non dipende dallo spread, dalle banche o dal presidente della Repubblica. Dipende da cosa voterete il 10 giugno». Sintonia con la piazza perfetta.
È già stato qui Salvini, ma c’era stato meno comodo. In tre anni però il mondo è cambiato. E lo racconta lui come andò, in sintonia con la narrazione leghista del «ci vogliono vittime, noi non molliamo». «Tempo fa, due o tre anni, in questa piazza non c’era la marea di gente che c’è oggi. Ma mi ricordo che là in fondo, dove c’è l’Oviesse, c’erano una cinquantina di sfigati dei centri sociali che urlavano come ossessi. Poi hanno cominciato a lanciare cose, a litigare con le forze dell’ordine. Urlavano “non vogliamo i fascisti a Massa”, non capendo che gli unici fascisti erano loro. Però è più bella la piazza di oggi, non mi mancano». Liquidati così gli assenti, Salvini fotografa la nuova egemonia leghista nel paese. Che assieme a Persiani vuole portare a Massa.
Il pubblico si accende con boati e applausi sui temi della sicurezza. Salvini parla di «buon senso senza eroismi» quando sarà al governo, ed evoca «la legittima possibilità di difendersi quando qualcuno entra in casa, l’andare in pensione dopo essere stati 40 anni a lavoro, le normative sull’immigrazione perché non è possibile che arrivino tutti in Italia e debbano stare tutti in Italia». Come ha fatto a Pisa, dove è stato per un comizio precedente, anche qui annuncia i gazebi della Lega per «l’elezione diretta del presidente della Repubblica». Qui il boato più convinto, l’applauso più lungo.
Prima di lui parlano gli uomini e le donne del partito a livello locale e regionale. Andrea Barabotti fa da presentatore, poi si alternano Andrea Cella, il vicesegretario regionale Guido Mottini, il senatore Manuel Vescovi e la consigliera regionale Elisa Montemagni. L’ultimo, prima di Salvini, èPersiani. È emozionato, ringrazia il leader leghista a mani giunte. «Abbiamo un programma di città, daremo risposte a tutto, dalle cave all’incuria». Sta al fianco del leader fino alla fine, lo riparerà con l’ombrello quando la pioggia dal cielo segnerà la fine del comizio. Salvini era stato sul palco per quasi un’ora a farsi i selfie con gli elettori. Sintonia piena, perfetta.
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