Meteo
Più tutela delle Apuane con il nuovo Piano cave
Il Comune dà il via al “piano regolatore” del marmo: un lavoro enciclopedico per censire cave e bacini, studiare le acque sotterranee e dare certezze al settore
MASSA. L’amministrazione comunale la chiama senza mezzi termini una “rivoluzione del settore”. Si tratta degli interventi normativi sulle cave di marmo massesi. Nei giorni scorsi la giunta Volpi ha varato l’atto di indirizzo con cui di fatto si dà avvio alla creazione dei “Piani attuativi di bacino”. Si tratta di uno strumento fondamentale per la gestione delle cave. La normativa regionale prevede che le attività estrattive debbano essere subordinate all’approvazione di uno specifico Piano attuativo, che si riferisce non alla singola cava ma all’intero bacino di riferimento, in un quadro quindi più ampio che deve cercare di realizzare quella difficile convivenza fra estrazione del marmo e tutela ambientale. In pratica è una sorta di piano regolatore delle cave: disegna il quadro attuale, mette in fila le criticità e disegna un possibile sviluppo futuro con un occhio di riguardo alla sostenibilità ambientale.
«Con questi strumenti, che hanno validità decennale – sottolinea il vicesindaco Uilian Berti – andiamo a disegnare finalmente un quadro generale di regole all’interno delle quali possono realizzarsi le attività estrattive: all’interno di ogni bacino estrattivo si definiscono quantità e qualità estraibili privilegiando la sostenibilità. Grazie a questo strumento discariche di cava, e i ravaneti, saranno esclusivamente e improrogabilmente destinati a interventi di riqualificazione paesaggistica». Un’operazione di dimensioni enciclopediche su 7 bacini: Monte Cavallo, Fondone Cerignano, Piastreta Sella e Monte Macina, Valsora Giacceto, Monte Carchio, Caprara e Madielle, Combratta e Brugiana.
«È richiesta un’altissima specializzazione nella redazione di tali strumenti – sottolinea ancora Berti – e per questo ci affideremo anche alla collaborazione del Centro di geotecnologie dell’Università di Siena con il quale abbiamo già sottoscritto da tempo un accordo quadro per lo sviluppo di ricerche sperimentali e applicate nella corretta pianificazione sia delle attività estrattive sia della difesa del suolo». Ma non è tutto. I Piani attuativi di bacino, hanno anche bisogno di carte dettagliate e specifiche delle risorse a disposizione, il cosiddetto “Quadro conoscitivo giacimentologico”. Per questo il Comune lancerà un avviso pubblico che si apre alla partecipazione per avere una migliore definizione e conoscenza delle risorse lapidee sul territorio, sotto tre aspetti: geomorfologico, geologico strutturale dei giacimenti necessario per capire lo sviluppo sotterraneo delle risorse e delle varietà affioranti, modello idrogeologico, per conoscere anche la conformazione delle vene d’acqua che interessano i vari bacini e le possibili interferenze con le attività estrattive.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
