Il presidio
«Una notte con me? Sono 450 euro»
I carabinieri trovano il registro con i nomi di imprenditori e noti professionisti
MASSA. Hanno tremato, e continuano a tremare, i clienti delle lucciole del clan Cretu. Hanno tremato perché i carabinieri li hanno sentiti dopo che sono andati in casa delle ragazze o sul Lungomare di Ponente a contrattare. I militari hanno atteso che consumassero il rapporto e poi li hanno convocati in caserma facendosi spiegare dove si trovavano le alcove oppure quanto avevano pagato la ragazza che avevano fatto salire in macchina sul viale. Continuano a tremare perché gli inquirenti durante la perquisizione a Capanne hanno trovato il registro della contabilità delle case di Marina. E lì ci sono i nomi dei più assidui. C’è l’imprenditore spezzino che ha pagato 450 euro per una notte intera o il libero professionista massese che di euro ne ha spesi duecento per un rapporto non protetto. Questi due verranno chiamati presto in caserma perché la loro testimonianza sarà determinante dopo la convalida del fermo, prevista per l’inizio della prossima settimana.
Nell’ordinanza di custodia cautelare ci sono anche gli stralci delle telefonate fatte da alcuni di questi uomini in cerca di sesso a pagamento. Dopo che il professionista ha chiesto di non usare il preservativo la ragazza ha chiamato il suo compagno. «Vuole farlo senza - dice -, ma io non voglio. Ho paura di prendermi qualcosa. Che devo fare?». Lo sfruttatore con tono minaccioso la zittisce: «Fatti dare il doppio e smettila di protestare, altrimenti sai come va a finire». Da qui le minacce. L’altra intercettazione riguarda la notte completa. La ragazza chiede mille euro, ma il cliente non vuole spendere così tanto: «No è troppo, facciamo trecento euro», spiega. Lei chiude la comunicazione e lui la richiama immediatamente: «Cinquecento oppure non mi chiamare più», dice lei riconoscendo il numero. Alla fine si trovano d’accordo su 450. Ma anche qui deve chiedere il permesso al protettore. Che arriva senza problemi.
Il giro di affari delle alcove era spaventoso e grazie a questo denaro la gang aveva un tenore di vita medio alto, «pur non avendo mai lavorato un giorno nella nostra provincia», conclude il comandante provinciale dell’Arma Massimo Rosati.
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