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Franca Leverotti prosciolta Legittime le critiche a Turba

Franca Leverotti prosciolta Legittime le critiche a Turba

Il giudice per le indagini preliminari archivia la denuncia dell’imprenditore: «Nessuna calunnia». La docente ambientalista: «Visto, non ho detto menzogne»

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MASSA. Il giudice per le indagini preliminari Alessandro Trinci ha disposto l’archiviazione del fascicolo aperto nei confronti della docente-ambientalista Franca Leverotti, denunciata dall’imprenditore del marmo Giorgio Turba per calunnia, diffamazione e minacce. Si chiude così, con soddisfazione del mondo ambientalista, questo capitolo della battaglia sulle cave e sulle attività estrattive nelle aree del Parco delel Apuane.

Giorgio Turba, imprenditore del marmo e patron della Massese Calcio aveva presentato nel marzo 2017 una denuncia-querela nei confronti delal professoressa Franca Leverotti, ambientalista dei Grig, ravvisando nei suoi comportamenti – ovvero nella offensiva di mail, lettere, denunce inviate a vari enti in cui si ravvisava la “irregolarità” della Cava Valsora Palazzolo, gestita dall’azienda di Turba – gli estremi dei delitti di calunnia, minaccia a pubblico ufficiale ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. La pubblico ministero Alessia Iacopini aveva chiesto l’archiviazione della denuncia ravvisando la “buona fede” dell’indagata, convinta delle sue ragioni e “senz’altro non intenta a incolpare falsamente” l’imprenditore. Turba si era però opposto alla richiesta della pm e la questione era perciò finita davanti al giudice per le indagini preliminari Alessandro Trinci.

Il quale, al termine dell’udienza che si è tenuta giovedì scorso, si era riservato la decisione. Decisione arrivata poi sotto forma di un’ordinanza di sei pagine con cui dispone l’archiviazione del procedimento e riconosce – così come aveva sostenuto la difesa rappresentata dall’avvocata Francesca Gaggi – come legittimo il comportamento della Leverotti e il suo diritto a muovere critiche, anche aspre, nei confronti dell’imprenditore, anche perchè – osserva il gip nel suo dispositivo – tali critiche vengono in sostanza confermate dall’ente parco e dalla Sovrintendenza.

«Sono ovviamente soddisfatta – commenta la professoressa Leverotti – il giudice ha riconosciuto che le mie condotte “sono volte meramente a sollecitare e stimolare gli enti interessati ad applicare la legge o a rivalutare decisioni in precedenza assunte a favore della società“ escludendo il reato di calunnia perché la mia azione si è mossa “nel contesto di scrupolosa ed accesa critica delle azioni potenzialmente lesive dell’ambiente…”. Ovvero: non ho detto menzogne. Aspetto ora la seconda parte di questa vicenda. A settembre si discuterà in tribunale della richiesta avanzata in sede civile di 5 milioni e mezzo di euro da parte del sindaco di Vagli, che trova coinvolta anche l’associazione Grig. Le due “denunce” sono strettamente collegate».

Claudio Figaia



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