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Tumore al seno, record di morti in Lunigiana
Il drammatico primato in Toscana. Parla il primario di oncologia Andrea Mambrini: agire subito sugli stili di vita
MASSA. Il dato dell’incidenza, quello che indica il numero di nuovi casi di tumore ogni anno non c’è. Non c’è perché a Massa Carrara, come in gran parte delle province toscane, manca il registro tumori. Così per capire quanto e come i tumori colpiscano, gli epidemiologi si affidano ad un altro dato, quello della mortalità: delle persone che, contratto un cancro, non ce la fanno.
All’ombra delle Apuane a non lasciare scampo è il tumore al polmone: le possibilità di sopravvivenza, per chi ne è colpito, sono inferiori rispetto al resto dell’aslona e della Regione. La mortalità è notevolmente più alta, così alta che Massa Carrara indossa la maglia nera. Primato negativo anche per la Lunigiana: nella parte più rurale della provincia, quella in cui ci si aspetta stili di vita e ambiente più sani, il tumore alla mammella uccide. Il tasso di mortalità in terra lunigianese è di gran lunga superiore alla media aziendale e a quella regionale. In Lunigiana la mortalità per tumore è in linea con il dato toscano, per alcuni tipi di cancro notevolmente inferiore (è il caso della vescica, dei polmoni, del colon retto, dei linfomi). Fa eccezione la mammella con un picco di mortalità. Capire cosa determini quel picco non è facile, non lo è neanche per i medici e non soltanto perché manca il dato dell’incidenza (i nuovi casi ogni anno), ma anche perché le variabili che possono concorrere a determinare il tumore (da quelle ambientali agli stili di vita, dalla genetica al lavoro) sono tantissime. Certo è che a confermare il dato e a far presumere che anche l’incidenza sia rilevante c’è pure il numero di ricoveri per tumore alla mammella in lunigiana. Anche quello di molto superiore alla media.
Certo l’alta mortalità per tumore al seno non è legata alla scarsa partecipazione delle donne lunigianesi alla campagna di screening perché a quella campagna aderiscono.
Indubbiamente, pur mancando un registro, dai dati sulla mortalità e sui ricoveri, emerge che i casi di tumori in Provincia sono tanti. Lo conferma anche il dottor Andrea Mambrini, direttore dell’unità operativa di oncologia: «La percezione, comunque fondata sui dati, è che l’incidenza delle neoplasie in terra apuana- esordisce il primario - sia elevata. Non la più elevata - prosegue - ma tra le più elevate, soprattutto per i tumori polmonari e i mesoteliomi, legati ad una particolare esposizione lavorativa».
Il dottor Mambrini riconosce che, dal punto di vista ambientale, la nostra Provincia paga dazio: «un importante polo chimico che ha lasciato ferite sul territorio, attività, come quella estrattiva, che incidono sulla qualità ambientale». Concentra, però, l’attenzione sugli stili di vita e lo fa con un’immagine che sintetizza il concetto: «Non posso sentir parlare di inquinamento ambientale e rischio tumori da chi ha di fronte a sè un aperitivo superalcolico e tiene tra le labbra una sigaretta». È corretto cercare le cause di una elevata incidenza dei tumori, ma quelle cause non possono essere rintracciate solo in ciò che è altro da noi». Un richiamo alla responsabilità personale in un territorio «con un tessuto socio-culturale - spiega il dottor Mambrini - in cui sono diffusi stili di vita scorretti, un’abitudine all’alcol - Mambrini va al cuore del problema - e al fumo».
Abitudini che tutto sono tranne che sane. Abitudini sempre più diffuse tra i giovani, con età compresa tra i 18 e i 25 anni: «Molti bevono e fumano e purtroppo spesso non modificano lo stile di vita negli anni». Giovani fumatori diventano adulti fumatori, con un maggior rischio di contrarre la malattia.
«E se agire sui fattori ambientali - conclude il dottore - è molto complicato, è possibilissimo agire sul proprio stile di vita senza dimenticare che il 33% di tutte le morti per tumore sono imputabili al fumo, il 50% a fumo e alcol».
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