Il Tirreno

«Un centimetro in più e sarebbe morta»

di Libero Red Dolce

Donna aggredita e quasi sgozzata, lo stupore dei medici: «Salva per un caso» S’indaga sull’arma del delitto, oggi in carcere l’udienza di convalida dell’arresto

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MASSA. Si è fermato a un centimetro dalla carotide. Tagliata quell’arteria non ci sarebbe stato più nulla da fare per la 43enne aggredita e quasi sgozzata sul lungomare di Marina dal suo ex. L’emorragia in pochi secondi l’avrebbe svuotata del sangue e sarebbe morta sulla strada. Ma la fortuna ha voluto che la lama, o il collo di bottiglia, utilizzato da Petro Placa non arrivassero abbastanza a fondo.

«Non abbiamo mai visto una cosa così», dicono i medici che l’hanno accolta al pronto soccorso. La donna sta meglio anche se la fase di guarigione sarà impegnativa. Dalla rianimazione dove si trovava, è stata trasferita nel reparto di chirurgia per l’operazione. Ha dimostrato una tempra notevole, riuscendo a camminare dopo l’aggressione e finendo così per “inciampare” nei suoi salvatori. Qualche metro che le ha dato la possibilità di salvarsi. La perdita di conoscenza in un tratto buio le sarebbe stata fatale.

L’uomo invece, di una decina di anni più grande di lei, si trova ancora nel carcere di Massa. È clandestino sul territorio, non ha cioè i documenti di soggiorno. Di nazionalità albanese, non ha neppure grande dimestichezza con la lingua italiana. Gli investigatori della polizia stanno cercando di capire se aveva agganci sul territorio massese con i quali era in contatto per avere un posto in cui stare e trovare dei mezzi per sopravvivere.

Nonostante le difficoltà con la lingua italiana ha confessato le sue responsabilità una volta che gli agenti lo hanno trovato dopo la sua breve fuga, dopo una segnalazione di un carabinieri che lo aveva avvistato in centro avvisando le forze di polizia. Dopodiché non ha più detto nulla.

Stamani in carcere a Massa si terrà l’udienza di convalida dell’arresto. Placa, rappresentato dal legale Carlo Pellerano, non risponderà alle domande che gli verranno poste. L’accusa mossa contro di lui è quella di tentato omicidio. E d’altronde anche la vittima, interpellata in ospedale dagli agenti, lo ha riconosciuto come il suo aggressore.

In questo momento gli occhi dei poliziotti però sono puntati sull’arma utilizzata per tentare di sgozzare la donna. Le ferite che ha sul collo infatti sono piuttosto nette e precise. Placa ha detto e fatto ritrovare una bottiglia spaccata come arma improvvisata per aggredire la ex compagna.

Ma c’è il sospetto che possa avere utilizzato un’arma bianca. Il tipo di ferite riportate dalla donna infatti sono compatibili con entrambe le possibilità al vaglio degli investigatori. E proprio su questo stanno lavorando in queste ore.

Anche perché il ritrovamento di un’arma, con tutta probabilità non detenuta legalmente, aggraverebbe ulteriormente la situazione dell’uomo. E farebbe risaltare le ombre di questa vigliacca aggressione alle spalle verso la compagna di un tempo.

L’uomo, secondo la ricostruzione fatta, le è arrivato alle spalle, riducendo quasi a zero ogni tentativo di difendersi della donna. Poi, senza nemmeno l’ombra dell’indecisione, ha tagliato con la lama in modo da passarla quasi da orecchio a orecchio. Un tentativo di ucciderla evidente, finito male soltanto per un caso. Da questa tremenda accusa adesso dovrà difendersi.

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