Il Tirreno

I globetrotter dell’export del marmo

I globetrotter dell’export del marmo

I dati del distretto: crescita del 4,6% sul 2016, in calo i lavorati, record toscano di chilometri percorsi per i nostri prodotti

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CARRARA. Un distretto in salute, votato all’export e che si distingue per l’internazionalizzazione e la capacità di macinare chilometri per vendere un prodotto che, davvero, è ambito ai quattro angoli del mondo. È questa l’immagine che viene fornita dal Monitor dei Distretti della Toscana, realizzato dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo per Banca CR Firenze. Il 2017 si conferma un anno di crescita per i distretti toscani che realizzano esportazioni per 15,8 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2016 di oltre 1 miliardo. Come si fa notare in un comunicato, la crescita nei distretti toscani risulta diffusa: 14 delle 18 realtà monitorate presentano un valore di esportazioni in aumento rispetto all’anno precedente. Fra queste, il distretto del marmo di Carrara, che chiude il 2017 a quota 719,5 milioni di euro, con un più 4,6 per cento rispetto ai 688,3 del 2016. Una crescita, va detta, sempre più dovuta alla vendita del marmo in blocchi e sempre meno ai lavorati. «Dopo un 2016 di sostanziale stabilità, le esportazioni distrettuali toscane tornano a crescere nel 2017 a un ritmo sostenuto, tanto che la Toscana si posiziona come seconda regione per variazione assoluta, dietro alla Lombardia», osserva Luca Severini, Direttore Generale di Banca CR Firenze e Direttore Regionale Toscana e Umbria Intesa Sanpaolo.

Si diceva degli imprenditori del marmo come dei veri globetrotter. Il distretto del marmo è infatti primo assoluto nella speciale classifica dei chilometri percorsi per raggiungere i propri clienti. Il calcolo è stato fatto prendendo come riferimenti Firenze e le capitali degli Stati in cui si esportano i materiali. Ebbene, il marmo di Carrara nel 2017 ha viaggiato per ben 6.326 chilometri, distanziando di 500 chilometri la Nautica di Viareggio. D’altra parte, il marmo di Carrara si può davvero trovare ovunque ed è conosciuto (e ricercato) in tutto il mondo.

Migliaia di chilometri, con un cliente che è diventato quasi egemone per i marmi non lavorati. In dettaglio, nel 2017 la componente grezza cresce di circa 65 milioni di euro (+34,4%) e raggiunge il valore di 247 milioni, più di un terzo del totale, mentre subisce un calo il marmo lavorato, che si attesta a 473 milioni (-6,6%). Insomma, i prodotti a maggior valore aggiunto soffrono di più. La Cina, si fa notare nel Monitor dei distretti, registra un aumento importante di importazioni di pietra grezza pari a 54 milioni e con un valore complessivo di 129 milioni di euro copre più della metà delle vendite all’estero della componente non lavorata. La pietra lavorata risente del calo verso gli Stati Uniti: si calcola infatti che gli Usa abbiano ridotto gli acquisti di oltre 17 milioni e che si siano fermati a 193 milioni; cifre importanti, fondamentali per il mercato apuano, ma come detto in calo. La propensione e la capacità di esportare, una tradizione davvero secolare, è stata certificata nella particolare classifica di cui dicevamo prima. Cioè, il distretto con la distanza maggiore, che ha tra i primi paesi di destinazione Stati Uniti, Cina ed Emirati Arabi che assorbono più della metà delle esportazioni - si scrive nel Monitor - è quello del Marmo di Carrara con un valore nel 2017 di 6.326 chilometri.

(m.b.)

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