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«Il sangue era ovunque e lei gridava aiuto»
Parla il bagnino che ha soccorso per primo la lucciola: «Ha camminato per alcuni metri, poi è crollata»
MASSA. Sono le 22.30 circa di venerdì quando Kreshnik Selmani, 31 anni, originario dell'Albania, sente delle grida disperate provenire dalla strada. Lui in quel momento si trova all'interno de bagno Irene sul lungomare all'altezza di Poveromo, dove lavora d’estate. A quell'ora, solitamente, Kreshnik è già rientrato a casa. Ma venerdì accadono diversi imprevisti. Il primo è quello che lo fa restare fino a tardi sul posto di lavoro: il suo titolare gli chiede di attendere il corriere che avrebbe consegnato gli ombrelloni da montare l'indomani. Il secondo è quello che lo fa precipitare in strada.
Le urla che Kreshnik sente, infatti, sono richieste di aiuto inequivocabili, che gli fanno capire in un istante che sta succedendo qualcosa di brutto. Si precipita fuori dal bagno, assieme a un’altra persona. Insieme corrono sul viale. Vedono una giovane donna, una prostituta, dicono, che si trascina perdendo sangue e chiedendo aiuto. Delle parole pronunciate dalla donna, il ragazzo il giorno dopo l'aggressione non ricorda assolutamente niente. Non riesce nemmeno a riconoscere la lingua parlata dalla donna, che però assicura essere straniera. Ma la scena che si ritrova di fronte, quella l’ha impressa ancora negli occhi: una persona con gola recisa di fronte a lui che urla e si dimena reggendo in mano un cellulare. «Aveva le mani piene di sangue e il sangue era ovunque», racconta Kreshnik.
Il giovane cerca di attirare l'attenzione degli automobilisti: si mette in mezzo alla strada grida aiuto. Nessuno si ferma. La donna nel frattempo prova a fare qualche passo, una decina di metri e poi si accascia a terra, rantolante. Il ragazzo rompe gli indugi e chiama il 118, poi il 113. Il suo intervento, con ogni probabilità, salva la vita della donna.
All'indomani della aggressione avvenuta sul lungomare di Poveromo, proprio di fornte alla villa che fu di Paola di Liegi sull'asfalto ci sono ancora enormi chiazze di sangue sparse qua e là. Le tracce dell'aggressione disegnano sull'asfalto il percorso che la donna ha provato a compiere per chiedere aiuto: una scia di sangue che diventa un chiazza nel punto in cui è caduta priva di sensi.
Camilla Palagi
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