Il presidio
Tragedia in cava a Carrara, i titolari diffidano Venturini della Fillea
L’iniziativa dopo la frasi: «Chiudere le cave senza sicurezza». La Cgil a fianco del suo sindacalista: respingiamo le minacce
CARRARA. Ancora polemiche, e rischio di contenziosi, dopo la tragedia in cava di venerdì della scorsa settimana. La società titolare, la Cmv Marmi Srl, ha infatti inviato una formale diffida a Roberto Venturini, segretario Fillea Cgil, per quanto dichiarato all’interno della cava Fiordichiara B, teatro della tragedia. Secondo la Cmv, si tratta «di allusioni altamente denigranti ed inveritiere». Il riferimento è alle frasi: “basta, le cave che non rispettano le norme sulla sicurezza devono essere chiuse», ed altre che secondo la proprietà evocano «la connotazione suggestiva di una società male amministrata o, comunque, ai limiti — se non al di fuori — della legalità». E si aggiunge: «La Cmv sta vivendo un momento di estremo dolore per la perdita di un amico prima ancora che di un lavoratore e per questo motivo non può accettare che un evento tanto drammatico possa essere strumentalizzato». Da qui l’invito a Venturini a non proseguire in questo suo «fornire notizie inveritiere», spiegando che la diffida vale anche come formale atto di messa in mora.
A questa diffida ha fatto seguito una nota della Cgil di Massa-Carrara che «esprime solidarietà al compagno segretario della Fillea di Massa-Carrara, Roberto Venturini, rispetto alla lettera inviata alla Fillea Provinciale dalla Cmv Marmi srl contenente affermazioni di diffida».
Scrive la Cgil: «Noi condividiamo in pieno i contenuti delle dichiarazioni di Roberto Venturini ”basta, le cave che non rispettano le norme sulla sicurezza devono essere chiuse, ci sono le regole, c'è la legalità, non può lavorare chi non rispetta la vita umana», e aggiunge: «La minaccia e l'intimidazione la rigettiamo al mittente e continueremo con responsabilità e serietà la nostra battaglia sindacale che significa fare giustizia insieme ai lavoratori. Se qualcuno vuole zittirci ha sbagliato bersaglio. Non è accettabile ridurre tutto alla fatalità e al destino, ci sono responsabilità che riguardano il peggioramento delle condizioni di lavoro. In un mercato in cui la competizione è altissima sembra che la vita di chi lavora sia diventata, per alcune aziende in alcuni settori, un bene da sacrificare sull'altare del profitto. E' ora di dire basta. Occorre reagire, il lavoro è stato trasformato in una strage silenziosa. Non si può, pur di lavorare, e pur di non perdere il lavoro accettare questo alto livello di ricattabilità. Per questo noi chiediamo rispetto per le regole e per le procedure e maggior attenzione e controlli». Aggiunge la Cgil: «In un contesto così pericoloso bisogna alzare la guardia con maggiori livelli di formazione, di informazione, bisogna rallentare i ritmi, bisogna scavare di meno e dobbiamo consorziare le aziende più piccole. Inoltre continueremo con la mobilitazione che dovrà sfociare in uno sciopero generale nazionale per fermare il Paese perché la vita deve tornare ad essere il valore primario. Ognuno deve fare la sua parte, lo chiediamo alle aziende, alle istituzioni, alle forze politiche. Dobbiamo unificare le forze, mettere insieme le energie , le competenze ed investire sia sulla prevenzione che sulla sicurezza», conclude la Segreteria Cgil di Massa- Carrara.
I funerali di Luciano Pampana si sono svolti giovedì mattina, ed erano presenti anche Francesco Fulignani della Uil, lavoratori della cava Lazzareschi, della cava Corsi, rappresentanti delle cooperative, della Facciata, della Marmi Carrara.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
