Il presidio
Salvini contestato, Ricciardi c’era e ora governa con lui
Il neoparlamentare pentastellato: «I miei valori non cambiano» Sugli scontri del 2015: intervenuto quando stava degenerando
MASSA. 16 maggio 2015. A Massa è il putiferio: piena campagna elettorale, il 31 sono fissate le elezioni regionali. A sostenere il centro destra arriva Matteo Salvini, tiene un comizio in piazza Garibaldi. La contestazione è forte, la tensione altissima, scatta la carica delle forze dell’ordine. A fine giornata, i feriti sono 3, 10 i contusi. Contestatori e poliziotti.
La città è sotto assedio: davanti a piazza Garibaldi arrivano tre consiglieri comunali. C’è Elena Mosti, allora in quota Sel, c’è il piddino Stefano Alberti. C’è il pentastellato Riccardo Ricciardi. Il giorno successivo il clima è ancora rovente: il centro destra non le manda a dire e chiede le dimissioni dei tre consiglieri. Tutti identificati come esponenti della sinistra. Ricciardi incluso.
Passano tre anni tondi tondi e tanta acqua sotto i ponti. E Riccardo Ricciardi, classe 1981, registra, militante del Movimento 5 Stelle, di strada ne ha fatta parecchia. Così tanta che lo scorso 4 marzo, forte di un 30% che ha incoronato i pentastellati primo partito in città, lascia il consiglio comunale e si conquista un seggio a Montecitorio. Tre anni: dalla contestazione al contratto con la Lega per il governo del paese.
In effetti quel maggio di tre anni fa, la decisione per Ricciardi è sofferta, lo dichiara alla stampa il giorno dopo gli scontri: «Sono stato combattuto per motivi sociologici. Mi sono chiesto quale fosse il modo più indicato per contestare Salvini. Sono intervenuto come consigliere comunale. Quando ho visto la militarizzazione della città, ho ritenuto che la mia presenza fosse importante, nel rispetto di chi manifestava il proprio dissenso. La carica delle forze dell’ordine è stata ingiustificata».
La politica è cosa fluida: il quadro cambia, le dinamiche si rinnovano, gli scenari mutano. Ma non sono mutati - assicura Riccardo Ricciardi - i valori, non le idee per lui: uomo legato alla tradizione antifascista, tra i creatori e gli attori del Memobus, il pullman che accompagna studenti e turisti sui luoghi della Resistenza. E se con la Lega c’è da fare il governo, il neo deputato non si sente affatto a disagio perché il faro - per parafrasarlo - è il rispetto del programma e degli impegni presi con gli elettori. Non c’è disagio di fronte alla possibilità di «migliorare la vita delle persone». Ora con Salvini. Vero. Falso, invece, - spiega Ricciardi - che tre anni fa fosse in piazza per contestarlo: «Nel 2015- dichiara oggi - non ero in strada per contestare il leader della Lega. Ero lì perché c’era stata una carica, ho assistito ad una scorretta gestione dell’ordine pubblico. C’erano persone che conoscevo tra i manifestanti e quando mi sono reso conto che la situazione stava degenerando, sono intervenuto». Non una contestazione, la sua, ma una mediazione nelle vesti di consigliere comunale.
Una mediazione tre anni fa. Un contratto oggi. Tra 5 Stelle e Lega, su punti precisi e obiettivi da raggiungere: «Non mi sto iscrivendo alla Lega - sintetizza Ricciardi - con la Lega stiamo facendo il governo, non ne stiamo acquisendo i valori. Rimangono le critiche fatte ad eventuali uscite della Lega in passato, rimangono la mia storia e la mia identità. Io credo che il contratto di Governo sia buono e possa migliorare la vita dei cittadini. Non mi sento a disagio in un governo con la Lega se si votano redditto di cittadinanza, acqua pubblica, legge sul conflitto di interesse. Io ci tengo che queste riforme siano fatte e se sono realizzate poco importa chi schiacci il bottone verde per approvarle. Il mio impegno è il rispetto del programma dei 5 Stelle e se il Movimento riesce a fare un’ottima mediazione, non mi sento a disagio per nulla».
Nessun disagio, ma un Movimento che in terra apuana “pesca” a sinistra e a cui il contratto con la Lega potrebbe rimanere indigesto con effetti sul consenso elettorale: «Credo che il contratto, con la lotta alla corruzione, il taglio ai costi della politica, l’acqua pubblica possa essere la conferma che il Movimento può davvero cambiare le cose». Strumento per rafforzare, quindi e non indebolire il consenso. Senza dimenticare che «nei territori i 5 Stelle non hanno fatto alcuna alleanza con la Lega. Sono diverse le liste e diversi i contenuti. La Lega è in un’altra coalizione». Geografia politica diversa da quella romana. Senza dimenticare che un eventuale ballottaggio quella geografia potrebbe ridisegnarla. Anche qui.
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