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Suidicio assistito, Cappato e Welby: «Processo subito»

Suidicio assistito, Cappato e Welby: «Processo subito»

I due esponenti della “Luca Coscioni” indagati per la morte di Davide Trentini hanno chiesto il giudizio immediato rinunciando all’udienza preliminare  

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MASSA. Marco Cappato e Mina Welby hanno chiesto il giudizio immediato, rinunciando all'udienza preliminare fissata per il 31 maggio davanti al Gup del tribunale di Massa. I due, rispettivamente tesoriere e copresidente dell'associazione Luca Coscioni, sono indagati a Massa per la morte di Davide Trentini, malato di Sla, avvenuta il 13 aprile 2017 in Svizzera col suicidio assistito.

A spiegare le ragioni della richiesta di giudizio immediato, optando quindi per andare direttamente in Corte di Assise, è l'avvocata Filomena Gallo, segretario dell'associazione Coscioni. «Di fronte a una imputazione che include l'istigazione al suicidio oltre che l'aiuto materiale – dice la legale – , riteniamo indispensabile andare a un dibattimento pubblico, anche nella speranza di aiutare il Parlamento a mettere in discussione la legge di iniziativa popolare per la legalizzazione dell'eutanasia che da oltre 4 anni e mezzo giace alla Camera».

Cappato e Welby si autodenunciarono ai carabinieri il giorno dopo la morte di Trentini che aveva chiesto il loro aiuto. In un messaggio di saluto Trentini aveva detto: "Basta dolore". Ad accompagnarlo in Svizzera, a Basilea, fu Mina Welby mentre Cappato si adoperò, attraverso l'associazione Soccorso civile Sos eutanasia, per raccogliere i fondi mancanti per pagare la clinica.

«Anche in questo caso come in quello di Dj Fabo, si è trattato di una disobbedienza civile volta a mettere sotto processo l'articolo 580 del codice penale (“Istigazione o aiuto al suicidio”)» si spiega dall'associazione Coscioni, che sottolinea come «l'autodenuncia di Cappato e Welby ha aperto un nuovo fronte processuale che mette in gioco la loro libertà». La decisione di rinunciare all'udienza preliminare porta di nuovo Marco Cappato, dopo il fronte processuale aperto per l'assistenza offerta a Dj Fabo, davanti a una corte di assise . Questa volta insieme a Mina Welby. «I due – dice ancora l’associazione – saranno giudicati per un reato punito in Italia in modo grave, proprio mentre la Corte di assise di Milano, tramite ordinanza, ha rimesso la stessa norma alla valutazione della Consulta per giudicarne i profili di costituzionalità».

L’inchiesta sulla morte del barista massese era stata condotta dal procuratore capo di Massa Aldo Giubilaro, affiancato dal sostituto Marco Mansi. Nell’udienza prevista per il 31, il giudice per le udienze preliminari avrebbe dovuto decidere se rinviare giudizio i due imputati davanti alla Corte di Assise, competente per i reati di istigazione aiuto al suicidio.

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