Il presidio
«Amate di più il giardino diocesano»
Don Luca: il problema non è l’erba alta, ma la maleducazione. Non fateci chiudere
MASSA. Non c’è dubbio: l’erba alta nel giardino del Museo diocesano c’è. C’è perché “arruolare” un’impresa che la tagli, soprattutto in primavera quando i fili verdi crescono alla velocità della luce, costa e il museo non nuota nell’oro. Lo conferma Don Luca Franceschini, responsabile dei beni culturali per la diocesi e per l’intera Regione. Lui, che il museo lo dirige, non si nasconde dietro un dito e ammette che l’erba alta c’è, ci tiene però a sottolineare - e con lui le curatrici - che l’impegno, a fronte di risorse limitate, è sempre stato massimo. Mostre, percorsi didattici e le porte del giardino sempre aperte perché quell’angolo di verde tra i palazzi sia bene collettivo e non privilegio di pochi:« Il museo - Don Luca ne ripercorre la storia - custodisce il “tesoro” della Cattedrale e opere di altre parrocchie. Alcune sono ospitata in modo stabile, altre, invece, permangono per la durata delle mostre». Il museo non ha dipendenti suoi: le curatrici sono, infatti, dipendenti dell’ufficio culturale delle diocesi e si fanno carico di gestire l’esposizione e promuovere eventi. Affiancate da studenti e volontari. Perché - spiega don Luca - le risorse sono poche: «Non ci sono contributi pubblici, solo un piccolo sostegno grazie ai fondi dell’8 per mille. Curare il giardino è dispendioso, ma abbiamo scelto di tenerlo aperto». Ritirato, silenzioso, nascosto dalle alte mura, è un angolo di quiete tra il trambusto: «Il problema - prosegue Don Luca - non è l’erba alta, piuttosto la maleducazione di chi sporca e rompe. Di chi - aggiunge - si è accanito con il pozzo, in attesa di restauro e ha divelto una lastra».
Le curatrici a quel giardino ci tengono: «Gli abbiamo prestato cure, nonostante non sia stato facile con poche risorse... Vi abbiamo realizzato mostre, incontri culturali, concerti, giochi e attività per ragazzi, ha accolto decine di giovani che educatamente si sono giovati del fresco e dell’ombra, ma ha accolto anche frotte poco educate che hanno scalato i muri perimetrali e si sono arrampicati in ogni angolo. Nonostante tutto, ci è sempre sembrato che fosse giusto lasciare a disposizione dei cittadini e dei turisti un luogo così bello. Nell’ultimo periodo abbiamo faticato nel difendere il giardino da attacchi vandalici e domenica scorsa una banda di giovanissimi ha sperimentato le proprie capacità distruttive a danno del pozzo». Insomma, don Luca e le curatrici ci tengono a dire che l’amore e l’impegno a tutela del giardino, nei limiti delle risorse a disposizione, c’è tutto. Ora chiedono che la città per quel giardino mostri amore. O le porte saranno chiuse.(c.s.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
