Il presidio
L’omaggio del poeta-cavatore
Sauro Mattei ha letto una delle sue opere in ricordo dei morti
CARRARA. Sauro Mattei ha 58 anni ed è un poeta; un poeta cavatore, per la precisione. Lavora in cava Henraux, ha trascorso 40 anni nei bacini marmiferi della Versilia. È stato per 30 anni membro della Commissione Nazionale Marmo. È delegato sindacale di Fillea Cgil.
Ha al suo attivo 11 libri di poesie, una l’ha letta in occasione del corteo che ieri è partito da piazza d’Armi. È tratta dalla sua opera prima, “La poesia e il cavatore”: «La tradizione di un mestiere La figura del cavatore, capire I valori umani la vita vissuta Nel corso degli anni dalla nostra gente Un duro lavoro a volte spietato Nella sua asprezza che miete Sacrificio e morte, gente che ha dato al marmo e alla sua storia gran parte di sé la propria vita Una vita difficile tra le avversità Delle intemperie, quante angosce Per molte famiglie, pianti, paure quando il marmo si tinge di rosso».
Z“Scrivo dal ’96 – ha raccontato Mattei – racconto le arti dimenticate, i vecchi mestieri, come il filista e il riquadratore. Ma anche gli aspetti crudi del lavoro in cava». La chiosa riporta alla mente la tragedia di Fiordichiara. ZIn cava si continua a morire perché non si sta lavorando bene. Il lavoro in cava è rischioso ma importante per l’economia del nostro territorio. Bisognerebbe riportare l’attenzione alla vita, alla dignità umana, alla sicurezza. La vita della persona dev’essere al centro di tutto».
Intervenire sulle concessioni può essere una soluzione? «Le concessioni vanno date a chi lavora correttamente, facendo formazione e sicurezza, valorizzando il nostro territorio, il nostro marmo. Nel 2020 incidenti così non dovrebbero più accadere. Io ho 58 anni, è da 40 anni e due mesi che lavoro in cava». 58 anni, come lo scomparso Luciano Pampana: «Alla mia età non hai più l’istinto, la forza, l’attenzione della gioventù; ti salva l’esperienza legata alla tua storia. Proporrei il prepensionamento per i lavoratori veterani, che potrebbero poi fare informazioni ai giovani. È impensabile che la gente vada in pensione a 43 e 5 mesi con la Fornero: quando si fanno queste leggi bisogna conoscere il lavoro. Bene che si sia passati a 41 anni con l’ultimo governo, ma non basta».
Qualcosa, negli ultimi anni, s’è mosso: «La task force istituita dalla Regione con controlli al tappeto è un passo della direzione giusta».
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