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“Circondati” dalle cosche: ecco gli affari dei boss
Le indagini delle procure di Catanzaro e Bologna svelano forti presenze criminali nella vicina Emilia
MASSA CARRARA. In Emilia Romagna la ndrangheta ha messo le mani su una buona fetta dell’economia. Ripulendo i soldi guadagnati in Calabria grazie alla complicità di imprenditori reggiani compiacenti che si prestavano a reinvestire il denaro delle cosche tramite società fittizie e false fatturazioni. È quanto emerso dall’inchiesta della Dda di Catanzaro che a gennaio ha scoperchiato una vera e propria holding criminale con ramificazioni in Calabria, Emilia, Lombardia, Veneto, Campania, Lazio, Piemonte e perfino in Germania. Centosessantanove persone finite in carcere o ai domiciliari, 7 sono originarie o residenti a Bologna, Modena e Parma e avevano solidi legami con gli esponenti della cosca Farao-Marincola, una delle più potenti della Calabria, alleata dei Grande Aracri, il clan decapitato dall’inchiesta Aemilia della Dda di Bologna. Molti degli indagati finiti in carcere sono parenti e sodali degli imputati del processo Aemilia e in alcuni casi avevano dato seguito agli affari illeciti delle famiglie di provenienza. Dei 50 milioni di beni sequestrati, sono stati messi i sigilli anche a conti e società di Parma e Bologna.
I Grande Aracri sono una ndrina che opera a Cutro, in Calabria, al nord, in Emilia-Romagna (Parma, Piacenza, Brescello, Fidenza e Salsomaggiore), Veneto (Verona), Lombardia (Mantova, Cremona) ed all'estero in Germania. Nel novembre 2013, l'autorità giudiziaria ha sequestrato tre milioni di euro di beni di Francesco Grande Aracri, residente a Brescello, fratello del boss Nicolino Grande Aracri. Nel luglio 2015 viene notificato il decreto di confisca di tali beni. Il 21 gennaio 2015, la guardia di finanza di Reggio Emilia ha sequestrato beni per oltre 10 milioni di euro a Palmo Vertinelli, imprenditore residente a Montecchio legato alla cosca.Il 28 gennaio 2015 si conclude l'operazione Aemilia con l'arresto di 160 persone in Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto, Calabria e Sicilia delle procure di Bologna, Catanzaro e Brescia tra cui affiliati dei Grande Aracri e il presunto capo di Reggio Emilia Nicolino Sarcone, il capogruppo di Forza Italia di Reggio Emilia, Giuseppe Pagliani. Le persone sono accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, porto e detenzione illegali di armi, intestazione fittizia di beni, reimpiego di capitali di illecita provenienza, emissione di fatture per operazioni inesistenti.
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