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Sinistra in scissione c’è un altro candidato

Sinistra in scissione c’è un altro candidato

La gauche massese si divide ancora: Area 2018 va da sola e schiera Biagioni  Se la vedrà con Potere al Popolo e Pc. Con il rischio che nessuno sarà eletto

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MASSA. Mentre il centrodestra si unisce – non succedeva da diverse tornate elettorali qui a Massa – la sinistra si frantuma. E salgono a quattro (a cinque se si vuole comprendere anche Sergio Menchini) i candidati a sindaco che si collocano nell’area del centrosinistra. È la profezia di Corrado Guzzanti-Bertinotti (una straordinaria gag in cui si annunciava la scissione cdella sinistra in microscopici partiti comunisti delle dimensioni di un virus) che si avvera.

L’ultimo arrivato nel già affollato parterre dei candidati alla guida del municipio è Andrea Biagioni, candidato sindaco di Area 2018, formazione che si richiama al progetto “del Brancaccio” lanciato da Anna Falcone Tommaso Montanari. 52 anni, operaio, impegnato nelle battaglie sull’acqua pubblica, nel comitato anti Aru del LungoFrigido è stato anche vicino ad Articolo Primo. La sua candidatura si aggiunge a quelle del sindaco uscente Alessandro Volpi, sostenuto da Pd, Articolo Primo, Mdpi, Arancioni per Massa; di Nicola Cavazzuti di Potere al Popolo; di Marco Bondielli del Partito comunista.

La sinistra radicale (quella a sinistra del Pd, diciamo), non è che abbia brillato alle ultime consultazioni (le Politiche del 4 marzo scorso) dove già hanno marciato in ordine sparso. Potere al Popolo ha preso il 2,56%, il Partito comunista l’1,22% (si parla rispettivamente di 961 e 457 voti); Liberi e Uguali ha raccolto il 4,39%. Risultati che potevano indurre i partitini della sinistra sparpagliata a cercare alleanze o coalizioni in grado di diventare un punto di riferimento per un elettorato sempre più tentato dall’astensionismo o da altre scelte (quanti ex “compagni” hanno votato 5 Stelle o addirittura Lega?). Hanno prevalso, invece, il senso dell’identità, la difesa dei principi, l’indisponibilità a compromessi. E probabilmente anche qualche idiosincrasia personale. Per ottenere un consigliere si stima occorrano 1.500-1.600 voti; alle amministrative del 2013, Rifondazione (che correva in appoggio a Volpi) ne prese 1,125, sufficienti ad eleggere Cavazzuti , ma non c’erano altri concorrenti alla sua sinistra. Il prossimo 10 giugno saranno almeno in tre (Cavazzuti, Bondielli e Biagioni) a contendersi quel bacino di voti – ampliato, ma non troppo, a quegli elettori di sinistra che fecero altre scelte. Insomma, gli ingredienti per una debacle elettorale ci sono tutti. E la probabilità che nessuno dei tre venga eletto in consiglio è data molto alta.

Eppure, la cosa era iniziata sotto il segno dell’unità. L’assembla di Potere al Popolo, soggetto in cui avrebbero dovuto confluire diverse anime dell’arcipelago rosso: Rifondazione, Sinisitra Anticapitalista, Massa Città in Comune, singoli militanti, parte del sindacato e Area 2018 (il Pc è sempre rimasto fuori) sembrava avere trovato un’intesa sul programma , sulla lista unica e sulla candidatura di Nicola Cavazzuti. «La scelta avvenne – ricorda lo stesso Cavazzuti – senza un voto ma con un metodo consesuale. Rifondazione avrebbe preferito puntare su una lista civica ma si trattava di un dettaglio: sembrava che la scelta unitaria fosse fatta.

Ma all’ultimo incontro, una decina di giorni fa, la rottura. Area 2018, con Maurizio Bonugli, l’ex Verde Daniele Terzoni e Pierpaolo Bigi, si sfila, cambia percorso e indica Biagioni come candidato sindaco. «Potere al Popolo doveva essere il contenitore di tutta la sinistra, è diventata solo Rc. Non potevamo starci», spiega ora Biagioni. Domani alle 11,30 al bar Italia in piazza del Portone a Massa Area 2018 presente la sua lista e il candidato a sindaco. A proposito il nome per estesto della lista è: «Area 2018. Per un progetto unitario a sinistra». Unitario, appunto.

Claudio Figaia

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