Il presidio
La cocaina era tra i binari Patteggia pena di 5 anni
Il marocchino era stato arrestato l’estate scorsa dalla squadra mobile La fidanzata invece è stata rinviata a giudizio con l’accusa di favoreggiamento
MASSA. Ha patteggiato una pena di cinque anni Abderrah Jarmir, 28 anni. L’uomo di origine marocchina era difeso dagli avvocati Riccardo Balatri e Stefano Gambini e doveva rispondere di spaccio di stupefacenti. La sua fidanzata, Sonia Razzi, 26 anni, invece è stata rinviata a giudizio (processo a ottobre) perché ha scelto il rito ordinario. Lei è accusato di favoreggiamento.
Il ventottenne - messo ai domiciliari - era stato arrestato l’estate scorsa dalla squadra mobile. Gli agenti erano sulle sue tracce da aprile, da quando avevano capito che lo spaccio di droga nella riviera apuoversiliese passava da lui. Jarmir sapeva come muoversi: quasi nell’ombra, e cambiando spesso il nascondiglio dello stupefacente. Anche se il grosso della cocaina lo teneva sotto i binari della vecchia stazione di Montignoso. Un posto quasi irraggiungibile, perché protetto da una fitta boscaglia. Non poteva immaginare, però, che gli inquirenti seguivano le sue mosse da lontano, grazie a un apparecchio a infrarossi.
L’uomo aveva dei precedenti ed era privo di permesso di soggiorno. Aveva trovato riparo nella casa della sua compagna, a Montignoso. La donna era finita nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento anche perché ha infranto la legge sull’immigrazione. Ma da quello che gli agenti hanno raccolto intercettando lo spacciatore era succube dell’uomo, che nonostante fosse ospite si comportava come il vero padrone di casa. Nascondendo il denaro e gli attrezzi per il confezionamento delle dosi nell’immobile. L’operazione, battezzata Neve d’estate, ha avuto il suo epilogo dopo pedinamenti durati mesi: la polizia seguiva Abderrah nel suo percorso casa e bottega, dall’appartamento della compagna a quel nascondiglio sotto i binari. Lui aveva preso ogni tipo di precauzione, infilandosi tra sterpaglie e rovi per far perdere le sue tracce. Più che delle forze dell’ordine probabilmente aveva paura che qualcuno potesse scoprire dove nascondeva lo stupefacente. Anche perché per smerciare al dettaglio si avvaleva di italiani che in cambio di qualche dose in regalo gli coprivano il territorio.
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