Il presidio
«Serve meno burocrazia per il turismo balneare»
MASSA. Per uscire dalla crisi e rilanciare l’economia di un settore che ha dimostrato, specie in passato, quanto possa incidere sul benessere del nostro territorio, Lorenzo Marchetti, presidente del...
MASSA. Per uscire dalla crisi e rilanciare l’economia di un settore che ha dimostrato, specie in passato, quanto possa incidere sul benessere del nostro territorio, Lorenzo Marchetti, presidente del Cna balneatori e vicepresidente nazionale non ha dubbi, puntando il dito su due piaghe che affliggono tutto il territorio italiano: l’eccessiva burocrazia che attanaglia la libera iniziativa e la scarsa considerazione del turismo come capitolo importante su cui investire. Lo sguardo d’insieme Lorenzo Marchetti lo ha acquisito nel tempo, grazie al suo lavoro nel campo della comunicazione, gli impegni nello sport, i ruoli pubblici come membro della Direzione Nazionale Cna per un decennio e come esponente di associazioni di balneari, nonché proprietario di un bagno storico come il Tirreno di Marina di Massa. «I problemi principali, a livello locale, sono quelli più volte portati alla luce dagli altri colleghi anche recentemente, e sono l’erosione, la mancanza di un piano regolatore che consenta di fare migliorie alle strutture esistenti, un maggior decoro, servizi e accoglienza per i turisti» spiega Marchetti «Ma il problema va esteso a tutto il territorio nazionale e allora troviamo mancanza di strategie di lungo termine sul turismo, si naviga a vista. La vocazione turistica di un territorio non è fatta dalle bellezze paesaggistiche, storiche-artistiche, enogastronomiche… dipende dalla volontà delle persone. Ogni associazione o ente è fatto a sua volta da persone. In Italia, a differenza degli altri Paesi industrializzati, il turismo è composto per il 90% da micro-imprese, piccole aziende familiari che non si mettono in rete e non sono capaci di incidere sulle decisioni dei nostri governi, regioni o comuni. Si continua ad investire sull’industria pesante che in Italia è ormai morta (chiusa o delocalizzata) e non c’è volontà di fare vera programmazione, vera politica del turismo. Concordo che non si possa vivere di solo turismo… infatti si può vivere di agricoltura di qualità, di arte, di storia, di terziario avanzato abbinato al turismo. Invece si continuano a finanziare grandi opere, che danno un ottimo riscontro mediatico, ma che si traducono in cemento, asfalto, acciaio. Un esempio per tutti la Maremma, che ha bisogno di incentivare il flusso turistico, ma non si è pensato di potenziare quello delle basse stagioni (che troverebbe affascinanti comunque quei luoghi), ma di costruire autostrade o potenziare la ferrovia. Considerando che lì ci vanno quelli che non sono di fretta, se distruggi la peculiarità della zona, poi non ci va più nessuno. Su un territorio che ha una capacità ricettiva di 1 milione di persone non puoi mettercene 3 milioni. Creare mega-alberghi che funzionerebbero solo ad agosto non sarebbe la soluzione… anzi diluire il flusso nell’anno. Partiamo dal mangiare e bere che interessa a tutti, poi rendiamo fruibile ciò che c’è». Sono ancora altri gli esempi che fanno riflettere sulle scelte politiche relative al turismo. «A marina di Carrara perché insistere su ingrandire un porto che non serve? Nacque nel ventennio a sostegno di una Zona Industriale che non c’è più. C’è rimasta la GE americana che può andarsene quando vuole, sembra che anche la maggior parte del marmo non venga caricato qui…Ampliarlo per le navi da crociera ha senso? I turisti, scendono, montano sul pulman, guardano le cave e rientrano… quando rientrerà mai questo investimento? Consideriamo poi che certe opere sono di difficile realizzazione e non coinvolgeranno imprenditori o operai del luogo. Una logica che non capisco». Da grande appassionato di storia antica, Lorenzo Marchetti ha avuto occasione negli anni di paragonare la gestione dei siti archeologici nei diversi paesi. «In Provenza durante un giro di 23 siti archeologici ne ho trovati 2 chiusi, lo stesso giro fatto nella Tuscia, di 15 ne ho trovati solo 2 aperti. In Ciociaria ho dovuto recarmi trenta volte per poter fotografare 2 siti sempre chiusi» riportando la questione sulla vocazione turistica che non è latente soltanto nel territorio apuano.Pur non essendo critiche come la nostra, anche altre zone balneari della Toscana risentono del problema dell’erosione (vedi costa livornese, grossetana e pisana), ognuna con una concausa ma alla fine riassumibile in una forte antropizzazione del territorio, con effetti che emergono anche a lunga scadenza. La burocrazia è invece quella che impedisce gli investimenti e lo sviluppo vero: «Adesso per potersi sposare negli stabilimenti balneari servono 500 euro per delimitare l’area e poi ricevere il permesso - dice - Per i punti ombra, il poter installare gazebi aggiuntivi richiede un progetto di tecnico abilitato, 6 copie della domanda (comune, belle arti, capitaneria etc.), il pagamento di una cauzione a garanzia della rimozione e per un periodo di 90 giorni per l’impatto ambientale. Devo lasciare scoperti i turisti a maggio e a settembre? In Puglia li puoi lasciare tutto l’anno…Con una vocazione turistica del territorio verrebbe dimezzata la burocrazia». Lorenzo Marchetti inoltre è conosciuto anche per aver trattato spesso la questione Bolkestein «La direttiva europea non è stata recepita a dovere, molti paesi europei si sono difesi con anticipo. Lasciare gli arenili liberi è una soluzione non percorribile, vista la zona a grande antropizzazione come la nostra che produce un PIL, nel caso di Massa con opportuni calcoli, di un circa 20-30%». «I rapporti con le Amministrazioni sono ottimi e siamo consci che molte delle questioni non dipendono da loro - conclude Marchetti - le infrastrutture sono necessarie, ma mi auguro che si investa in un altro tipo di infrastrutture più utili, come una buona rete informatica o quella scolastico-culturale. Molto più utile sistemare quello che abbiamo anziché iniziare a costruire opere ex-novo, magari inutili».
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