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«Una tassa per chi tiene le case vuote»
Nicola Cavazzuti e l’emergenza abitativa: 6mila alloggi inutilizzati, uno scandalo
MASSA. Da una parte seimila case inutilizzate (od occupate solo per i mesi d’estate); dall’altra 900 domande di altrettante famiglie (o singoli) che cercano un alloggio a prezzi calmierati o un contributo per pagare l’affitto. È da questi dati che parte Nicola Cavazzuti, candidato sindaco di Potere al Popolo per annunciare i suoi progetti in materia di “emergenza abitativa”.
«Già questi semplici dati ci dicono come il diritto all’abitare sia, anche e soprattutto nel nostro Comune, un ossimoro e come questa realtà possa essere ben rappresentata dallo slogan “case senza gente, gente senza case”. Tutto questo non è frutto del caso, o del destino cinico e baro, ma di scelte urbanistiche e politiche che sperequazione se non vera e propria speculazione spesso parassitaria hanno favorito. Nel nostro programma – che presenteremo nei prossimi giorni, dettaglieremo tutta una serie di strumenti che l’amministrazione deve mettere in campo per aggredire il fenomeno. Perché si può, e si deve. In stretta connessione, una vera e propria faccia del problema, è l’inutilizzo e l’abbandono – e lo spesso conseguente degrado - di grandi e medi complessi edilizi».
Su questo specifico aspetto, la formazione nata dall’esperienza di Rifondazione Comunista anticipa due provvedimenti ad hoc, tesi al recupero sociale di questi complessi abitativi abbandonati che Cavazzuti intende adottare se diventerà sindaco. In primo luogo si prevede «una tassazione specifica e di scopo - nell’ambito della normativa vigente - che colpisca la rendita proprio questa rendita parassitaria e speculativa e soprattutto ponga un freno all’abbandono degli immobili». Poi, la «la requisizione in uso (prevista anche dall’art. 835 del Codice Civile) e per rispettare la “funzione sociale” che l’art. 42 della Costituzione attribuisce alla proprietà privata. Misure possibili e necessarie e normali, perché il vero scandalo è questa piaga sociale che questa sì non può essere considerata normale».
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