Il presidio
«Siamo pochi e i processi si prescrivono»
Allarme del procuratore Giubilaro e del presidente Puzone: «Siamo sotto organico ma da Roma non ci rispondono mai»
MASSA. Un giudice ogni 15mila abitanti, un pm ogni 2mila processi aperti. E le prescrizioni che fioccano. Siamo alla periferia dell’impero, e anche qui la giustizia va amministrata, solo con meno risorse che nei centri nevralgici. «Una situazione nota e che segnaliamo da tempo - dicono il procuratore generale Aldo Giubilaro e il presidente pro tempore del tribunale Paolo Puzone - ma non riceviamo nessuna risposta». Nell’ultimo lembo dell’impero le missive magari arrivano con qualche ritardo.
Tutto nasce dal caso alluvione di Aulla. Ottobre 2011, «indagini lunghe ma nei tempi normali», sostiene Giubilaro e rinvio a giudizio nel 2015. Poi il cambio del giudice, va via trasferito Giovanni Sgambati. E il processo deve ripartire. Il risultato probabile è che non si riuscirà a stabilire colpe e responsabilità riguardo alle due vittime, dato che il reato si prescrive dopo sette anni e mezzo. Siamo a maggio 2018, i conti sono presto fatti.
Dal Csm e dal ministero della giustizia, che sono gli organi competenti per quanto riguarda le nomine e le assegnazioni, non è mai arrivata una risposta. «Può sembrare a volte che non si arrivi a conclusione dei processi perché si perde tempo, perché i giudici non hanno lavorano bene o sono inconcludenti. Questo si può pensare e ci teniamo a fare capire che non è così», spiega Aldo Giubilaro. Hanno convocato una conferenza stampa proprio per segnalare un problema che comincia a sembrare irrisolvibile.
«Quando e se abbiamo colpe e responsabilità ci piace ammetterle e prendercele. Ma facciamo il caso di Aulla: udienza preliminare e rinvio a giudizio sono arrivati in tempi ragionevoli considerata la complessità delle indagini, ampie e difficili. E però si tratta di un caso di gravità unica, che abbiamo seguito con scrupolo. È indubitabile però che ci sia stato un forte rallentamento nella fase del dibattimento, come non ha mancato di sottolineare anche la stampa. E purtroppo questo è successo in tutta un’altra serie di processi», spiega Giubilaro.
E mette in fila qualche numero, per quanto riguarda la procura da lui diretta, che danno un senso complessivo delle difficoltà operative che devono fronteggiare ogni giorno i sostituti procuratori.
«Dal primo gennaio 2017 fino a oggi ci sono state 5403 denunce e querele contro noti e 5645 contro ignoti. Insomma, oltre 11mila in un anno. I sostituti sono 5, compreso me siamo 6. Ovviamente tra questi ci sono anche dei casi banali, facciamo pure la metà. Restano dunque quasi mille casi a testa che necessitano di attenzione e impegno per essere portati avanti. O si ha la bacchetta magica o i tempi si allungano».
Ancora più puntuale sui numeri è il presidente del tribunale Paolo Puzone, che con un fascicolo di dati del ministero della giustizia alla mano fa chiarezza sulla situazione in cui versa il tribunale di Massa. «Dico da 15 anni che c’è un sottodimensionamento del nostro organico, lo comincia a dire quando ero presidente della sezione locale dell’Anm. E lo confermano i dati statistici del ministero. Ad esempio il numero di procedimenti definiti dai giudici di Massa rispetto a quelli di Genova è di 4 a 1. Bisogna considerare che il bacino di utenza del nostro tribunale serve 200mila persone circa con 13 giudici, escludendo quelli del lavoro. La Spezia con 145mila utenti ha 19 giudici e Genova, che serve 867mila persone ha 84 unità. Per avere lo stesso rapporto di quest’ultima a noi servirebbero 23 giudici. A conti fatti ne mancano 13. Qualche aggiustamento da fare c’è, è evidente».
Si fanno gli esempi dei giudici Giovanni Sgambati, Cosimo Ferri e della pm Rossella Soffio, per varie ragioni andati via dal tribunale. Con processi costretti a ripartire da capo ogni volta. «Un regola potrebbe essere quella di dare una deroga per finire i processi iniziati nella sede di provenienza, quantomeno quelli di maggior rilievo. Altrimenti sarà sempre difficile riuscire a garantire equità nei tempi, una regola importante per la giustizia», chiude Giubilaro.
Libero Red Dolce
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