Meteo
“Scrivolando”, le parole in libertà delle detenute
Le ragazze dell'istituto per minorenni di Pontremoli firmano un periodico online a cui affidano i loro pensieri
PONTREMOLI. Imparare l'uso della “doppia” per loro è stato un grande traguardo e per alcune anche imparare a leggere è stata una sfida. Avere uno spazio tutto loro che venga “diffuso” all'esterno, nel quale poter scrivere ciò che hanno vissuto e che sognano di vivere in futuro, invece, per molte, è stato una benedizione. Quello spazio le ragazze dell'istituto per minorenni di Pontremoli lo riempiono periodicamente con i loro pensieri. Le loro parole sembrano proprio volare al di fuori delle mura dell'Istituto. Non caso il nome del “loro” giornale è “Scrivolando”. Redattrici improvvisate, - copie del periodico sono rintracciabili anche online sul sito internet dell'Ipm - assistite dalle educatrici del centro si confrontano su temi spesso complessi utilizzando un linguaggio semplice. Anche se buttare nero su bianco i loro pensieri non è stato altrettanto semplice. Laura M. nel suo Spazio Libertà, scrive: «il giorno 3 aprile 2017 sapevo che sarebbero cambiate tante cose. Per prima cosa non sarei stata con i miei genitori e con mia sorella e i miei fratellini. Ma che ci posso fare? Chi sbaglia deve pagare. Mi manca il mio fratellino, ha un anno e fra un mese ne compirà due. Vorrei essere insieme a lui quel giorno, ma chissà. Ci sarò solo se Dio lo vorrà. E anche se lo vorrà il giudice». Le educatrici del centro penale femminile, che preferiscono restare anonime per dare la giusta rilevanza solo alle parole delle ragazze, regolarmente scelgono un tema da sviluppare: il disagio, il cammino, l'essere donna, il volontariato. Fra le pagine di “Scrivolando” le ragazze dell'Ipm sono libere di raccontare le loro storie da prospettive alternative: ecco così che Aurora, in occasione della partecipazione al premio Bancarellino di Pontremoli, immaginandosi matrigna di Cenerentola spiega la sua versione dei fatti. Veronica sogna una metamorfosi che la faccia finalmente diventare farfalla, e perché no, volare leggera via dall'istituto, che comunque, benedice di aver incontrato. Anche i loro pseudonimi possono sceglierli liberamente: a scrivere è Belen la giornalista e Babi la poetessa. La direzione dell'Istituto penale femminile è affidata al direttore Mario Abrate, che insieme a educatrici, agenti e personale amministrativo, lavora affinché quel centro non abbia solo un'impostazione carceraria, ma anche educativa e pedagogica. Un contesto totalmente diverso da quello a cui sono state abituate le detenute al di fuori del centro. Le loro storie sono storie di donne di culture diverse, ma con alle spalle un passato ingiusto e violento: fra di loro c'è chi è stata venduta da clan a clan, da famiglia a famiglia, da uomo a uomo prima di entrare in istituto. Oltre allo scrivere per un giornale, nel centro possono imparare a cucire, fotografare, fare teatro e scrivere poesie. Quella di Sara, lo scorso anno, è stata premiata al concorso “Raccontare una strada” di Pontremoli: «Errori. Sono entrata in un contesto sbagliato. Una strada piena di curve. Ogni curva un errore. Ho fatto da sola questa strada. Ho seguito delle persone. (…) Voglio una strada più bella. La mia strada dovrà essere bellissima. Voglio che sia un bosco, pieno di fiori, con una cascata. Come quello di Poggibonsi. Farò da sola la strada nuova. Seguendo la mia testa. Una strada sicura. Senza curve». Nelle prossime settimane alcuni degli scatti fotografici realizzati dalle ragazze verranno esposti alla manifestazione “Borgo da sfogliare” di Pontremoli e anche quest'anno parteciperanno al premio Bancarellino, in gara con studenti e studentesse degli istituti scolastici che prendono parte all'evento. Nel centro possono ottenere la licenza elementare e media. E c'è chi, una volta uscita, è stata ammessa al liceo linguistico.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
