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Pendolari, lunghe code ogni mese «Un solo sportello aperto non basta»
Attese interminabili al mattino per il rinnovo mensile degli abbonamenti, viaggiatori esasperati «Bastava aprire prima un’altra postazione, c’è chi ha perso il treno o ha fatto tardi al lavoro»
MASSA. Ogni pendolare - animale mitologico metà ansia e metà rotaia - sa che ogni primo giorno del mese dovrà prepararsi a una levataccia per scattare prima di tutti i suoi simili alla stazione. È giorno di rinnovo dell’abbonamento e per non finire abbrutiti e incolonnati allo sportello per almeno un’oretta occorrerà arrivare in stazione per le sette. Ma il disagio, puntuale, si rinnoverà con puntualità ossessiva. Code, attese e treni che saltano.
Vista la cadenza puntuale di questo ritrovo di incolonnati involontari, non è più il caso di chiedersi cosa succede. Come chiunque viaggi in treno da una città all’altra ogni giorno, il primo giorno del mese si rinnovano gli abbonamenti mensili e la stazione, dalle prime ore del mattino, si trasforma in un piccolo ritrovo di viaggiatori.
Si potrebbe chiamarlo “disagio a bassa intensità”. Maggio, che fa eccezione e consacra alle code il suo secondo giorno per evidenti ragioni legate alle festa del lavoro, non è stato da meno. E ha riproposto ai viaggiatori i problemi di sempre. In una stazione peraltro più problematica in questo periodo per via dei lavori partiti lo scorso settembre e che ancora si protraggano tra banchine del primo binario, sottopassaggio e area d’intorno.
A raccontare i problemi è lo studente pendolare Lorenzo Marchi, ogni giorno in viaggio tra Pisa, dove studia scienze politiche, e Massa, dove risiede e dove quest’anno è anche tra i candidati al consiglio comunale nella lista di Potere al Popolo. «Anche mercoledì mattina era prevedibile che ci sarebbe stato un afflusso maggiore di persone. Si arriva sempre così in queste occasioni e prevederle non è difficile: il primo giorno utile all’inizio di ogni mese. Eppure c’è stato lo stesso caos di sempre».
La giornata per certuni inizia prima delle sette. «Io sono arrivato dopo, ma alcune persone si erano messe ad aspettare anche alle 6 o alle 6.30. Io sapevo di poter aspettare i treni delle 7.30 o delle 7.50 per arrivare a lezione, ma c’è chi doveva per forza di cose prendere quello delle 7.15. E dunque molti hanno finito per perdere il treno o hanno dovuto fare il biglietto a bordo con il rincaro», aggiunge.
Non dava una mano la biglietteria elettronica. Come purtroppo capita spesso ai terminali in servizio a Massa, il sistema operativo sembra avere la consegna di lavorare a velocità dimezzata.
«Il secondo sportello lo hanno aperto molto dopo e nell’unico disponibile lavorava un’impiegata che ci ha detto essere stata assunta da poco. Un battesimo del fuoco. Non si tratta di enormi disagi, ma sono piccoli accorgimenti che aiuterebbero molto», conclude Marchi.
E se è vero che esistono i servizi online, c’è anche da dire che la possibilità di confrontarsi, i dubbi, le soluzioni che uno sportello utenti dà sono un valore importante. E il numero di ragazzi in coda, di certo nona analfabeti digitali, lo testimonia. Passa anche da queste piccolezze la difesa del lavoro e della sua qualità.
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