Il presidio
Legambiente: stop alle discariche in cava
L’allarme degli ambientalisti: troppe terre restano al monte soffocando i ravaneti, serve una pulizia
CARRARA. «Legambiente ha consegnato agli enti il suo terzo contributo ai Pabe (Piani attuativi dei bacini estrattivi), dopo i due presentati nel 2016 - si legge nella nota degli ambientalisti - partendo da un’analisi approfondita (storica e ambientale) della situazione del sottobacino di Torano».
«L’uso razionale della risorsa marmo richiede di ripristinare il rispetto della legalità, escludendo dalle aree estrattive le cave che producono quantità di detriti superiori al 75% - continua la nota di Legambiente - L’esame dei dati registrati alla pesa comunale dal 2005 a oggi mostra che le cave dell’alto bacino di Torano, producono sistematicamente oltre il 90% di detriti: sono cioè cave di carbonato. Sbriciolare le montagne per ricavare meno del 10% di blocchi non comporta solo un impatto ambientale e un bilancio costi-benefici inaccettabili, ma è anche vietato per legge. Legambiente propone pertanto la chiusura di queste cave, escludendo l’alto bacino dalle aree estrattive. Il nostro paesaggio montano si stia trasformando in un paesaggio di vere e proprie discariche di terre di cava: grandi rilevati a sommità piatta, colmamento di cave a fossa, sepoltura di cave a gradoni». «Oltre alle osservazioni di carattere giuridico (si tratterebbe di discariche illegittime), si segnala la perdita dell’effetto scenografico, talora grandioso, derivante dalla sepoltura di profonde cave a pozzo o di lunghe gradonate- sottolineano gli ambientalisti - Inoltre, considerato che anche le terre portate a valle devono pagare il tributo comunale, consentirne l’abbandono al monte comporterebbe un danno erariale di milioni di euro (visto che sono in gioco milioni di tonnellate di detriti). Legambiente chiede una svolta radicale, vietando tali discariche e ordinandone la rimozione». «Legambiente, utilizzando i dati della pesa comunale, mostra la progressiva riduzione delle terre portate a valle cui corrisponde, ovviamente, l’aumento delle terre abbandonate al monte che si concretizza nella crescita delle discariche- continuano gli ambientalisti - Solo negli ultimi decenni, grazie alla nascita del mercato del carbonato, le scaglie sono state asportate dai ravaneti. Date le elevate pendenze dei versanti montani, la copertura boschiva quasi assente e le forti precipitazioni, il rischio è elevatissimo. Vista la necessità di ripristinare il reticolo idrografico soffocato dalle strade di fondovalle e di rallentare il deflusso delle acque, viene proposto lo smantellamento della strada Sponda-Ravaccione (ricostruendola a una quota più elevata) per ripristinare un alveo rinaturalizzato». «Le misure di pulizia delle cave non comporterebbero investimenti in macchinari, ma solo comportamenti lavorativi più responsabili- si chiude la nota - Gli interventi strutturali, invece (i ravaneti-spugna, il ripristino del reticolo idrografico, la rimozione delle discariche), comporterebbero costi elevati, da porre a carico di chi ha creato i problemi cioè dell’intero comparto estrattivo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
