Il presidio
L’uomo e la natura, la magia delle cave di Carrara
La montagna “profanata” è ora visitabile: dalle cattedrali di marmo, al museo, alla storia della pericolosa lavorazione
CARRARA. A vederle dalla costa hanno l’aspetto di un colossale monumento, scolpito dallo scontro tra l’opera millenaria della natura e l’estenuante lavoro quotidiano di uomini e macchinari. Sono le Alpi Apuane con i loro bacini marmiferi, montagne così bianche da sembrare innevate anche in estate, quando il riflesso del sole le rende abbaglianti e un po’ surreali.
I bacini di Carrara, i più famosi, si aprono alle spalle del centro storico. Sono Torano, il più occidentale, Colonnata, nella zona orientale e Miseglia, al centro.
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È qui, in questo paesaggio unico e controverso, pieno di luci e di ombre, che bisogna salire per scoprire come “nasce” il Marmo di Carrara, esportato in blocchi in tutto il mondo e oggi utilizzato fino all’ultimo scarto anche per la produzione di carbonato di calcio.
Un viaggio forte, che non lascia indifferenti: in cui si stratificano anni di storia e di sacrifici, di cultura e d’industrializzazione e dove la visione della montagna profanata dall’uomo pezzo dopo pezzo – con i suoi profili squadrati, le fratture, i gradoni, le linee cubiste e gli scorci lunari – resta scolpita nella mente di chiunque la visiti, innescando riflessioni sul passato, il presente e il futuro di questo territorio ormai legato al marmo da un rapporto identitario.
Lasciando la città, salendo lungo la strada che conduce a Miseglia, si incontrano i primi simboli storici delle cave, i Ponti di Vara: ponti ottocenteschi della ferrovia marmifera che, fino a metà anni ’60, partiva dalle cave e arrivava al porto, rappresentando un’alternativa agli antichi metodi di movimentazione dei blocchi. Storicamente, infatti, il marmo era trasportato con carri trainati da buoi e con la pericolosissima lizzatura, una tecnica che con corde e funi lasciava scivolare i blocchi su una slitta lignea che scorreva su traverse saponate.
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Proseguendo si arriva al piazzale di Fantiscritti, un bacino dalla storia affascinante che deve il suo nome a un rilievo del III secolo d. C. scolpito nella parete rocciosa raffigurante Bacco, Ercole e Giove, oggi custodito all’Accademia di Belle Arti. I cavatori, che nulla sapevano di mitologia greca, ci videro semplicemente dei “fanti” (ragazzi, in dialetto) ed ecco perché “Fantiscritti”.
Da qui si apre un tunnel che porta alla cava sotterranea ancora attiva della Galleria Ravaccione n. 84, visitabile con guida. Si entra a gruppi con un minibus e dopo 600 metri circa di galleria si spalanca alla vista una delle immense “cattedrali” scavate nel ventre della montagna: stanzoni enormi con pareti lisce e altissime sostenute da imponenti colonne. Qui si può ammirare anche un grande murale di Ozmo in omaggio a Michelangelo.
Una volta tornati all’aria aperta è possibile fare visita alla “Cava Museo”, un percorso studiato da Walter Danesi per raccontare la vita sociale del cavatore e le fasi della lavorazione del marmo, dalle tagliate romane al filo diamantato. Tra mille attrezzi e macchinari, si può anche entrare nella ricostruzione dell’umile casa del guardiano della cava, il “Capannaro”, il cui tesoro più grande erano gli scarponi chiodati per lavorare.
Sempre da questa zona si può effettuare un altro tour che porta alla cava n. 83 Canalgrande-alto, a 1000 metri d’altitudine. «La strada – racconta Davide Bruni, una delle guide che organizzano gite in jeep – è la stessa che si vede nella sequenza dell’inseguimento mozzafiato in apertura del film “007 Quantum of Solace”». Quindi ripida, stretta e tortuosa, ma arrivati in cima si apre uno scenario che dalle cave arriva fino al mare.
Da Fantiscritti, dopo aver imboccato con l’auto un tunnel scavato nella pietra e incrociato l’importante sito di Fossacava con le sue numerose tracce d’escavazione risalenti all’epoca romana, si arriva a Colonnata, celebre per il marmo ma anche per il lardo, la “merenda dei cavatori”. Qui, dopo una sosta al Monumento al Cavatore dedicato agli operai che hanno perso la vita svolgendo il loro lavoro, è bello perdersi per le vie e fermarsi a parlare con gli anziani del paese, veri custodi dei segreti di questa terra.
Info. Contattare il Punto Informazioni e Accoglienza Turistica di Carrara (tel 0585 844136) o l’APT di Massa Carrara (tel. 0585 240063).
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