Strage sulla strada, il sopravvissuto: «Dammi l’acqua e una sigaretta, sono tutti morti»
Tragedia di Marina, un giovane a torso nudo è uscito illeso dall’auto. Il dolore dell’amica di Irene: prima eravamo a un compleanno
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CARRARA. «È venuto un ragazzo, a petto nudo, davanti alla mia roulotte. Mi ha detto: dammi un po’ d’acqua, dammi una sigaretta. Sono morti tutti e quattro».
Mario, («il cognome non serve, nemmeno l’età, sono troppo vecchio» dice subito con rudezza) è seduto davanti a un banchetto di plastica, davanti ai vasi con le margherite e le gerbere. Da qualche giorno, da quando il tempo si è rimesso ha messo via le padelle delle caldarroste e cominciato a vendere i fiori.
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È stato il primo a vedere cosa è successo, a pochi passi dalla sua roulotte malconcia. È da lui che è andato Stefano Bozzini, 20 anni, dopo lo schianto che ha spezzato quattro vite. Lui da quella macchina è uscito illeso. E ha bussato alla roulotte di Mario.
Ora gli viene da piangere a Mario ma la vita gli ha insegnato a non farlo. E a parlare il giusto: «perché voglio stare tranquillo, ma come si fa, oggi come si fa a stare tranquilli? Se penso a quello che visto sto ancora male, ce l’ho sempre davanti agli occhi. Ho sentito il botto, non sembrava nulla di grave, di incidenti qui che ne sono stati tanti, alla fine non ci si fa nemmeno più caso. Sono uscito e ho visto quel giovane, era senza camicia, tremava».
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Si ferma Mario, si sistema il capellino rosso sulla testa, si nasconde ancora di più gli occhi. «In terra c’erano i corpi. Un altro ragazzo ha fermato la macchina, ha cominciato a fare la respirazione bocca a bocca a una di quelle sagome. Sembrava la scena di un film, di un brutto film».
Mario è l’unico ad avere visto tutto. Nelle case vicino al luogo dell’incidente vivono tante persone anziane. Non se la sono sentita di uscire fuori.
«No, non ci sono andata sulla strada - dice una delle signore, una pensionata che vive sola e il coraggio per venire sul ciglio della curva dove sono morti i quattro ragazzi lo ha trovato solo parecchie ore dopo - Quando le sirene delle ambulanze sono diventate troppe ho capito che era successo qualcosa di terribile. C’erano le macchine ovunque, il traffico tutto bloccato. Vedevo le luci dalla finestra. Ho pensato subito a quella povera gente. Ho pregato per loro».
Sulla curva maledetta, sotto il sole, ieri mattina c’è stato un continuo via vai: anche di tanti genitori che subito dopo aver saputo dell’incidente sono passati per portare il loro cordoglio in quella curva. Un tributo alle famiglie colpite dalla tragedia. La paura scampata negli occhi di chi nel week end non dorme mai,
Nel curvone a due passi dal mare non ce l’hanno fatta invece a andare le amiche di Irene Bellulovich, Ire come la chiamavano loro. Letizia Andreani era con lei poche ore prima dell’incidente: erano insieme a un compleanno festeggiato con altri amici in un bar sull’Aurelia. Poi, insieme, erano andate a Marina, in centro. Come tutti i venerdì. A finire la serata al pub, prima di andare a casa. Niente di speciale, il compleanno lo avevano festeggiato prima. Quello che restava era solo il tempo delle chiacchiere.
«Era una serata normale - racconta Letizia - Ci siamo salutate come sempre. Poche ore dopo sono venuti a svegliarmi. Mi hanno detto quello che era successo».Letizia ha pubblicato una bellissima foto su facebook.
Ci sono lei e Irene, Letizia si arrampica su un albero con le funi che l’amica amava tanto. Irene la sorregge. C’è una data, 17 aprile 2018 e un messaggio sotto. Un addio straziante.
«”Tranquilla Leti se cadi ci sono io”. Ti voglio ricordare così felice e spensierata con una delle cose che più amavi fare. "Ti voglio bene Leti, non ti farei mai del male, non te lo meriti” la solita frase che mi ripetevi ogni volta, e stanotte per l'ultima volta me l'hai ripetuta. Non avrei mai creduto che quella era l'ultima volta. Ti voglio bene Iri, spero solo che adesso quei desideri che avevi vengano tutti avverati. Un bacione piccola cucciola con tre codine di ratto, avrei solo voluto salutarti un po’ meglio».
«Un bacione con tre codine di ratto»: le parole d’addio a una ragazza di diciannove anni. Parole che hanno tutta la dolcezza di una bambina. Parole piccole per un dolore troppo grande. E quel rammarico, così adulto, di non aver potuto salutare meglio l’amica del cuore. Morta all’alba di un venerdì normale, a 19 anni.
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