Province: un futuro incerto e sempre meno finanziamenti
MASSA. «Terra di nessuno», «un tunnel dal quale non riusciamo ad uscire», «una mossa che ha indebolito province e di riflesso anche i comuni». Lo smantellamento delle province italiane voluto dalla...
MASSA. «Terra di nessuno», «un tunnel dal quale non riusciamo ad uscire», «una mossa che ha indebolito province e di riflesso anche i comuni». Lo smantellamento delle province italiane voluto dalla Legge Delrio, ieri a Palazzo Ducale, è stato definito un «errore» che ha aperto una «lacerazione» nella relazione fra Stato e cittadini.
Tutt'altro che confortante l'incontro convocato dal presidente della Provincia di Massa Carrara, Gianni Lorenzetti, per delineare la «situazione drammatica» in cui versa l'ente. E ora si cercano soluzioni immediate in vista della determinazione del nuovo governo. A fare un quadro dell'attuale condizione dell'organismo sotto tre profili diversi, è stato il direttore generale dell'Unione delle province d'Italia, Piero Antonelli. «La legge Delrio per il superamento delle province – afferma Antonelli - è stata messa in discussione dal risultato del referendum del 2016. Ora bisogna rivedere il riassetto dell'ente, ma non riportarlo a com'era 10 anni fa. Serve consapevolezza delle funzioni di competenza». Discutere nuovamente delle funzioni delle province, ha suggerito il direttore dell'Upi, ma anche ricostruire le risorse necessarie all'ente per poter erogare i servizi essenziali e istituire un fondo per mantenere le professionalità tecniche che garantiscono la capacità progettuale. In queste settimane le province italiane saranno chiamate ad approvare il piano di riassetto che delineerà il destino dell'ente».
«Dovremo decidere se tornare ad essere un organo di primo livello oppure se restare un ente di secondo livello», ha messo nero su bianco il presidente della provincia Gianni Lorenzetti. «A queste condizioni il prossimo anno non sappiamo se saremo in grado di tagliare l'erba dei cortili delle scuole, di sostenere l'affitto del Convitto dell'istituto alberghiero, di retribuire gli insegnanti di sostegno». Rivolto alla deputata Martina Nardi, presente all'incontro, Lorenzetti ha affermato: «Il territorio potrà uscire dal pantano solo se siamo tutti insieme. Indipendentemente dalla tessera di partito che abbiamo in tasca, dobbiamo ricordarci le scuole non sono né di destra né di sinistra. Il nuovo governo che verrà dovrà garantire la stessa capacità interlocutoria avuta in questi mesi». Lontane dunque le parole d'ordine utilizzate nel 2014 per l'approvazione della Legge Delrio «razionalizzazione», «velocizzazione», «riduzione». Il quadro che è stato delineato fra le stanze di palazzo rosso, ora punta alla sussidiarietà, alla omogeneità e alla compattezza. E sempre più concordi i presenti all'incontro, sulla necessità di mettere in discussione la centralità regionale causata dallo smantellamento dell'ente.
Ad intervenire al termine dell'assemblea anche il presidente della camera di commercio, Dino Sodini, che si è appellato alla compattezza dei territorio; al quale si è aggiunta la voce degli agricoltori apuani, che sottolineano la loro contrarietà alla ripartizione dei fondi destinati ai coltivatori diretti in favore di una centralizzazione regionale che rende «marginale» il territorio. Dell'appello di Lorenzetti, la deputata Martina Nardi ha commentato: «Il tema riguarda tutti noi. I cittadini non sanno più quali colpe o quali meriti attribuire agli enti. Dobbiamo ridare dignità in termini democratici all'ente, ma c'è da dire che sono nati degli enti intermedi che appesantiscono burocraticamente il cittadino. La grande discussione che si è aperta deve partire da un ragionamento più complessivo sull'organizzazione statuale. Dobbiamo riportare le province ad essere centri dei servizi, superare gli Ambiti territoriali ottimali e orientarci in base alle esigenze dei cittadini».
Camilla Palagi
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