«Il tribunale ecclesiastico lo aveva assolto per altri fatti»
MASSA. «Sono stanco, sono tanto stanco. E ho paura. Cosa mi succederà adesso Giovanni?» Una telefonata del 26 aprile del 2016 da don Morini al vescovo Santucci. Paura e stanchezza, un tono molto...
MASSA. «Sono stanco, sono tanto stanco. E ho paura. Cosa mi succederà adesso Giovanni?» Una telefonata del 26 aprile del 2016 da don Morini al vescovo Santucci. Paura e stanchezza, un tono molto diverso da quello utilizzato in molte altre chiamate. Altre volte nelle telefonate era stato più pressante, chiedeva favori, lamentava malanni. «Vescovo, se parlo io...». Chissà che segreti celava, se davvero li aveva. Intanto i microfoni della procura registravano tutto.
Secondo l’ipotesi dell’accusa il vescovo diede nel corso degli anni quasi ventimila euro al prete scomodo. Assegni dilazionati nel tempo, piuttosto corposi. Soldi consegnati di solito con assegni e che il prete utilizza per hotel, escort, trattamenti, ristoranti e viaggi. «Ha un patrimonio personale più corposo di quello della Curia, ma all’epoca non lo sapevo».
Il caso ha ovvia eco nazionale. Il 4 ottobre arriva a Massa anche il segretario di stato, il numero due del Vaticano, Pietro Parolin, per la messa solenne in occasione della festa di San Francesco: «La vostra comunità diocesana - ha detto Parolin - sta attraversando un tempo di particolare difficoltà e sofferenza e un momento di prova. Ringrazio il Signore di essere qui con voi in questa circostanza, per condividere la fatica che state vivendo». Poi nessun altro pronunciamento dal Vaticano.
Ma i processi ecclesiastici vanno avanti, tanto che di recente il tribunale ecclesiastico di Pisa lo ha condannato riducendo don Morini allo stato laicale. Via il “don”, dunque. Resta Luca Morini. Peccatore. Che ancora abita in una casa di proprietà della Curia. «Decideremo cosa fare insieme al collegio dei decisori, non è una decisione che prenderò da solo», spiega il vescovo.
In passato, racconta sempre il vescovo Santucci, Morini era già stato sotto le lenti della giustizia della chiesa. «Per me era uno dei tanti quando arrivai qui. Anzi, era stato anche assolto, sempre dal tribunale di Pisa, per le accuse di oltraggio all’eucarestia e dilazione di confessione. Io presi quell’assoluzione come un fatto». Non come un campanello d’allarme, evidentemente. (l.r.d.)
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