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Passato a sinistra presente a 5 Stelle: storia di una piazza
I pentastellati aprono la loro sede di design Scelgono luogo storico della sinistra massese
MASSA. Attraversa la piazza con passo pacato. Come ogni giorno: la galleria, la piazza, via Pascoli e l’asilo. Lui calmo calmo, io con la fretta della mamma alle 8 e mezza: una sequenza di cose da fare e l’orologio che ticchetta. Mi stringe il polso con la mano fresca di mattino, mi frena: «Guarda mamma, ha aperto un ristorante. Bello. Sarò caro, vero? Ha cinque stelle». Sì, ha cinque stelle: piccole macchie gialle sulla grande vetrata. Cinque stelle e un mega lampadario di design: bolle di cristallo si calano sul tavolo a regalargli una pioggia di luce. Il legno caldo, le sedie, i colori mai sfacciati. La macchina del caffè. Le arance fresche a centro tavola. Niente atmosfera grigia da sala d’attesa, niente patina aurea da palazzo storico, non lo sfavillio dell’antico. Solo la modernità del design e tanta luce. In pieno stile “nuovo che avanza”. Sì perché nella nuova sede dei 5 Stelle - e non è un ristorante, no - ha messo le mani Attilio Ferri, designer e creatore di scenografie. I capelli sparati, protesi verso l’alto, e la rivisitazione dell’arco di Castiglioni: scarti di lavorazione del calacatta come basamento, canna da pesca come corpo centrale e un disco diamantato a sorreggere la lampada. Gestore di locali, esperto di marketing dopo anni di lavoro con grandi tour operator, Ferri ha arredato case e loft milanesi. Must: il riuso artistico. E con quel must e l’aiuto di un altro creativo, Simone Albanio, ha arredato la nuova sede dei 5 Stelle massesi. «Una finestra sulla città» la definisce Luana Mencarelli. Consigliere comunale da 5 anni, abbandonati i toni barricaderi, Luana sceglie la strada della pacatezza e dei toni più composti. É lei la donna su cui puntano i 5 Stelle per salire le scale di Palazzo civico. Partendo da una sede che è anche un messaggio, che agli occhi di un bambino sembra un ristorante, «non la sede di un partito - ci tiene a spiegare Luana Mencarelli - ma un centro di aggregazione, modello e simbolo di partecipazione». Incontro e convivialità, decisioni assunte con la tazzina del caffè tra le mani e il profumo di arance nell’aria. Niente caminetto nello stile del partito, ma una finestra. Finestra con affaccio davvero particolare: apri la grande porta vetrata e ti ritrovi il marmo ingombrante della statua di Garibaldi. La Storia. I cinque stelle che sperano di gettare in un vecchio armadio, tra la naftalina, le dinamiche partitiche e trovano casa nella piazza della politica massese. Della politica fuori dal parlamento, di quella contestatrice. Del primo nucleo di Potere operaio, come racconta lo storico Massimo Michelucci, negli anni in cui a Massa, alle magistrali, insegna Adriano Sofri. Piazza del confronto e dello scontro, dei comizi, degli appuntamenti alle sei della sera di fronte allo storico bar d’angolo, l’Eden. La piazza di Lotta Continua.
La piazza in cui il primo luglio del ’79 Silvano Cricca, Sergio Senise e Franco Feliziani aprono la libreria Mondo Operaio. Porta il nome della rivista socialista. Libreria e centro culturale. Ad inaugurarlo quel centro arriva niente meno che Norberto Bobbio: è lui a tagliare il nastro. Il centro culturale non c’è più, ricordo della Massa che è stata, la libreria, invece, resiste, sentinella della sinistra e di una editoria che al pensiero di sinistra ancora guarda. Tra i libri e l’arredamento dell’epoca, lo stesso del centro e della libreria gemella in quel di Milano, Silvano Cricca c’è ancora. E ci sono i libri sulla ideologia marxista, sull’utopia socialista. Il viso del Che, la barba di Marx.
«Noi - Silvano sa che quello dell’editoria è un mercato e alle regole del mercato è chiamato a rispondere - abbiamo mantenuto un’identità soprattutto nella saggistica. Più diverso farlo per la narrativa. Noi in ogni caso scegliamo soltanto i libri scritti da chi fa lo storico o il romanziere o il saggista». Provateci a trovare a Mondo Operaio il libro scritto da un cantante o da un calciatore. Tentativo inutile: non c’è. Per scelta. C’è, grande quanto una parete, il Quarto Stato di Pellizza da Colpedo. Lì a due passi dalla confinante sede del Movimento 5 Stelle. Diversi ma vicini.
Forse immagine di un movimento che in terra apuana pesca a sinistra. Pesca consenso, ma anche esponenti. Riccardo Ricciardi, l’uomo che i 5 stelle portano in parlamento, massese doc, registra, è tra i creatori del Memo Bus, autobus itinerante che accompagna giovani studenti alla scoperta dei luoghi della Resistenza. Perchè l’anima a sinistra nel movimento massese c’è, la vede e la conferma anche Luana Mencarelli: «Non dimentichiamo mai che l’antifascismo rimane la nostra colonna, ci ispiriamo all’antifascismo e difendiamo prima di tutto i valori della Costituzione. Poi ci sono le anime».
Le anime. Delle persone e dei luoghi. Di una piazza che una identità forte l’ha avuta. Persa e non ancora ritrovata. L’erba alta, le palme malate. E Garibaldi. Quello che è stata, quello che ancora non è diventata. La storia e la proiezione. Passato e forse futuro. E un posto con tanto vetro e legno che agli occhi di un bambino è un ristorante a cinque stelle.
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