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Caso Accademia, dopo l’addio di Casani spuntano i primi nomi
Tornano in auge Michele Caro, Donata Levi e Gualtiero Vanelli. Ma si spera in un ripensamento di Casani
CARRARA. Morto un papa se ne fa un altro. Di questo principio di realismo vaticano c’è contezza anche a Carrara: dimesso un presidente dell’Accademia ne verrà eletto un altro. E al di là di molte dichiarazioni di circostanza pubbliche, non pare che dentro palazzo del Principe si vestirà il nero troppo a lungo. Inesorabile, la storia fa il suo giro.
Niente passo indietro di Giancarlo Casani dopo le dimissioni annunciate sulle pagine de Il Tirreno. E dunque avanti con il nuovo. Non in tempi brevi, parrebbe. «Non c’è grande fretta, non c’è proprio», conferma il direttore dell’istituto Luciano Massari. «C’è un direttore amministrativo e la macchina comunque va avanti. Con calma ragioneremo sul futuro e sceglieremo i nomi da proporre al Miur. Mi spiace per Casani, ma dopo le parole che ha affidato ai giornali, la durezza sbalorditiva di quel che ha detto, non mi pare che sia sua intenzione cambiare idea».
La procedura prevede che il consiglio accademico proponga una terna di nomi al Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca che poi può scegliere da quel ristretto numero. «Nomi mi chiede? È presto, non c’è nessuna fretta. Di sicuro non saranno nomi legati alla politica, come fu per la precedente terna», si nasconde Massari.
Qualche indiscrezione però circola. Possibile che ritornino in auge i due esclusi dello scorso giro, quando fu eletto Casani: l’avvocato Michele Caro e la docente di storia dell’Arte all’Università di Pisa, Donata Levi. «Sono profili di spessore», concorda senza confermare Massari. E circola anche il nome dell’outsider Gualtiero Vanelli, altro profilo che secondo alcuni garantirebbe il mix di competenza e esperienza internazionale utile.
La spesa di 55mila euro per un’agenzia di stampa che curasse l’evento della doppia cerimonia che incoronerà Maurizio Cattelan e Massimo Bottura professori onorari dell’Accademia ha fatto storcere il naso a più d’uno dentro l’Istituto di Belle Arti. Tanti a mezza bocca si lamentano di una spesa giudicata smisurata se misurata a certe esigenze ordinarie della scuola che ancora non sono state soddisfatte. E c’è chi cita il malfunzionamento della rete di connessione internet o la Fonderia che da quasi un anno non funziona. Quei soldi sarebbero stati spesi con più raziocinio in questo modo, secondo tanti.
«Quando Casani ha presentato la sua idea al consiglio accademico - sostiene Massari - si è discusso a lungo e si è evidenziato come ci sono dei vincoli di bilancio da rispettare. Se anche una parte di quei soldi fosse mancata per qualche motivo, l’Accademia avrebbe dovuto copririli. Non si può gestire così una cosa pubblica, non come un privato. Ci sono regole diverse». Il consiglio ha bocciato la proposta con nove voti contrari e un solo astenuto.
Casani ha sempre sostenuto che i finanziamenti con i privati li ha trovati lui stesso e che non avrebbero pesato sul bilancio. «Si è proposto infatti di fare sì che i finanziatori privati pagassero direttamente l’Agenzia, in modo da non avere rischi. Sembrava ci fosse un accordo, poi Casani si è dimesso», dice Massari. E quei 55mila euro? Via col presidente? «Sono contatti che ha tenuto lui, si vedrà», chiude Massari. (l.r.d.)
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