L’accusa: uccise al culmine di una spedizione punitiva
Massa, ma i legali del motociclista tedesco arrestato dai carabinieri alla Partaccia ribattono: «Non è omicidio volontario e Schmidt non è colpevole»
MASSA. Una spedizione punitiva in Germania, prima della fine del 2017. Una sorta di regolamento di conti che doveva consistere in un pestaggio e che invece si è concluso con un morto. Responsabile, secondo la magistratura tedesca, è Peter Schmidt, l’uomo che sabato è stato arrestato dai carabinieri del nucleo investigativo alla Partaccia. Che ha eseguito un mandato di arresto europeo. I legali dell’uomo - avvocati Enzo Frediani e Jonatha Cirillo - però contestano la ricostruzione: «Non è ancora accertato che si tratti di omicidio volontario e che quindi rischi l’ergastolo - scrivono - e non è vera l’affermazione secondo la quale l’esecutore materiale dell’omicidio sia stato Schmidt». I difensori chiariscono altri punti: «Il nostro assistito non ha usato alias e non ha ricevuto alcun aiuto da altri biker per nascondersi, visto che risiede regolarmente a Massa da cinque anni». Poi sul blitz: «Non è vero che non si è arreso facilmente, anzi ha collaborato con le forze dell’ordine, che non è vero che siano entrati nella casa passando dalle finestre». E concludono: «Non è vero che Schmidt rischia l’ergastolo, atteso che il fatto ad esso imputato non appare certo». Tutte cose che chiarirà la magistratura tedesca non appena ci sarà l’estradizione.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.16623661:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16623661:1652419797/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Ma perché gli inquirenti bavaresi sono arrivati a Schmidt, dato che lui nel luogo del delitto non c’era? È il presidente degli United Tribuns Italia - associazione di motociclisti sul modello degli Hell’s Angels - ed è un personaggio conosciuto grazie alla sua posizione nel gruppo di biker. Ed è per questo che è indagato per la morte di Marcus Wolf, avvenuta circa sei mesi fa a Schwabach, in Baviera. Pur non essendo a Schwabah quando c’è stato il pestaggio. Wolf è stato massacrato per impedirgli di aprire nella sua città un club dei Tribune. Uno sgarro che non poteva essere lasciato impunito. I contorni dell’indagine non sono ancora chiari, ovviamente gli inquirenti bavaresi non hanno rivelato nulla ai colleghi italiani.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.16623662:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.16623662:1652419797/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
L’ordine d’arresto al comandante del nucleo investigativo dei carabinieri, il tenente colonnello Tiziano Marchi, è arrivato dalla Direzione centrale di polizia criminale (ministero dell’Interno). I militari sapevano di avere a che fare con una persona pericolosa e quindi hanno adottato tutte le precauzioni del caso per catturarlo: il blitz è scattato all’alba, con le pattuglie dell’Arma che hanno circondato la casa dove l’imprenditore tedesco viveva da anni ormai. Da allora si trova nel carcere di Massa, dove attende di essere estradato in Germania. Non ha detto nulla e al momento si trova in infermeria, come da prassi in casi come questo. A Monaco di Baviera verrà interrogato in merito al delitto. (d.d.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
