Indotto Pignone, sono tredici gli esuberi
Nuova manifestazione e sciopero di quattro ore, l’appello dei sindacati: anche le istituzioni devono mobilitarsi
CARRARA. Sono tredici gli operai in esubero di Vivaldi e Cardino srl, azienda operante allo yard Nuovo Pignone, che ha aperto formalmente la procedura di licenziamento collettivo; dai nove annunciati inizialmente il numero sale ancora e la ditta resta così con soli tre lavoratori. Da giovedì, giorno dell’arrivo della lettera ufficiale, sono partiti i 75 giorni (45 in sede sindacale ed altri 30 in sede istituzionale) in cui azienda e sindacati potranno trovare un accordo; l’obiettivo principale resta la sospensione dei licenziamenti, ma nel caso in cui non ci fossero possibilità, Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil puntano ad un ricollocamento degli operai in un’altra ditta dell’indotto. «Se salvare la Vivaldi e Cardino srl significa salvare i posti di lavoro allora ben vengano le soluzioni, ma fondamentale è la continuità occupazionale» dichiarano all’unisono i sindacati che ieri mattina hanno dichiarato uno sciopero, con presidio di fronte allo yard di viale Zaccagna, le prime quattro ore di ogni turno esteso a tutte le ditte di appalto e subappalto dell’indotto Pignone di Massa-Carrara. Numerosi lavoratori dei settori metalmeccanico, logistica e servizi hanno accolto l’iniziativa dei sindacati attuando anche un breve blocco stradale: fuori dai cancelli i dipendenti di Logistics&painting, Vivaldi e Cardino, Oma, BCube, Sao servizi aziendali operativi, Fc Imballaggi. Mancava all’appello la Tc srl i cui operai, non sindacalizzati, alcuni giorni fa avevano scioperato autonomamente per un ritardo nel pagamento degli stipendi di gennaio e su cui hanno ricevuto rassicurazioni.
Presenti anche alcuni candidati a Camera e Senato come Riccardo Ricciardi e Adriano Simoncini del Movimento 5 stelle, Chiara Geloni di LeU e Enio Minervini e Silvano Lazzini di Potere al popolo. Assenti in questi giorni, invece, le istituzioni, motivo dell’appello lanciato da Paolo Gozzani segretario generale Cgil: «Se la politica non si occupa della collettività che cosa fa? Il Pignone è una realtà importante in un territorio come il nostro dove la disoccupazione è al 16 per cento quindi istituzioni, organizzazioni sindacali e associazioni di categoria trovino un accordo per risolvere le criticità e restituire ai lavoratori la loro dignità; partiamo dai sindaci per arrivare in Regione».
Lo sciopero è iniziato all’alba in considerazione del fatto che il portierato inizia il turno alle 6.30 e gli altri settori alle 7, anche se diverse aziende proprio ieri hanno anticipato l’orario di ingresso e molti sono entrate in fabbrica. «Nonostante il freddo e la pioggia, c’è stata una buona risposta delle ditte dell’indotto che stanno affrontando licenziamenti» ha detto Michele Folloni della Fim riassumendo quanto accaduto. La Logistics&painting aveva aperto una procedura di licenziamento collettivo che al momento è stata ritirata, Vivaldi e Cardino ha formalizzato l’analoga procedura nella giornata di giovedì e la Tc è alle prese con difficoltà nei pagamenti; c’è poi in ballo il futuro della Fc Imballaggi il cui contratto scade alla fine del mese di marzo. «Anche chi non è toccato direttamente dalle lettere di licenziamento non si sente comunque al sicuro – continua Folloni – cercheremo nei prossimi giorni di trovare soluzioni che possano riportare un po’ di tranquillità e serenità all’interno di un indotto importante per il territorio e che, quindi, non deve essere sottovalutato nella sua interezza».
Guardare il quadro generale di ciò che accade nelle aree di Massa e Avenza è ciò stanno cercando di fare i sindacati: «C’è qualcosa che non sta più funzionando e dobbiamo capire se si tratta di un momentaneo scarico di lavoro o se è un’intera catena in difficoltà» ribadisce Luisa Pietrini della Fiom, «ma non si può dire che non ci sia lavoro se poi i dipendenti fanno ore ed ore di straordinari». Intanto, i sindacati di categoria attendono la convocazione di un incontro con i rappresentanti di Nuovo Pignone proprio per affrontare questo problema dei carichi di lavoro delle ditte esterne perché «Vogliamo capire qual è il futuro delle aziende in appalto» ha sottolineato Giacomo Saisi, Uilm area nord Toscana.
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