Il marmo, fra industria, arte e scultura
Nel libro “Le pietre dell’identità italiana” di Turrini il bianco delle Apuane occupa un posto d’onore
CARRARA. Si intitola "Le pietre dell'identità italiana" il libro di Davide Turrini (Edifir edizioni), il ricercatore di disegno industriale dell'università di Ferrara e voluto da Oma, l'osservatorio dei mestieri d'arte; associazione nata circa dieci anni fa a Firenze e formata dalle fondazioni bancarie.
Si trattata del quattordicesimo volume di una più vasta collana, in cui di volta in volta gli autori illustrano le eccellenze toscane formate dall'artigianato e più in generale dall'arte.
Nelle edizioni precedenti si era parlato di concia al vegetale, di seta ed arte, di cristallo, di ferro battuto, persino di dolci senesi.
Insomma, tutta una serie di argomenti strettamente connessi con l'artigianato, la produzione artistica, il design, la tradizione e la sostenibilità.
Il volume è stato presentato nel pomeriggio di giovedì scorso a palazzo Binelli. Erano presenti: il padrone di casa, il presidente della Fondazione cassa di risparmio di Carrara Alberto Pincione (la fondazione fa parte dell'associazione Oma), il sindaco Francesco De Pasquale, l'assessore alla cultura Federica Forti, il presidente di Oma, Luciano Barsotti, e Alessandro Romanini docente di teoria della percezione e psicologia della forma presso l’Accademia di belle arti cittadina.
Il volume di Turrini è scritto in doppia lingua: italiano ed inglese e in 171 pagine affronta il tema delle pietre italiane, non a caso spiega l'autore: « quasi tutte le regioni italiane presentano una straordinaria ricchezza e varietà di pietre che storicamente hanno dato corpo alle proiezioni creative di artigiani, scultori e architetti, in molteplici ambiti applicativi e alle più diverse scale di intervento».
E tra la gamma di pietre italiane non poteva mancare il re della Pietra, vale a dire il marmo apuano in tutte le sue declinazioni.
Oltre alla parte descrittiva e sulla conformazione metamorfica, il capitolo marmo tratta le zone di escavazione, le peculiarità dei vari materiali, senza tralasciare cenni storici sull'escavazione e il trasporto.
Si parla anche degli artisti che lo hanno voluto e impiegato per le loro sculture, in primis Michelangelo, fino ad arrivare ai nostri giorni.
Nel suo intervento De Pasquale ha sottolineato come la sua amministrazione sia impegnata per la lavorazione in loco del marmo.
Il presidente della Fondazione Crc Pincione ha invece sottolineato i vari utilizzi: «il marmo non è solo industria - ha detto - ma soprattutto arte e artigianato, la pietra accompagna la civiltà fin dai suoi albori, l'abbiamo utilizzata e lavorata fin dall'inizio».
Dal canto suo Barsotti ha illustrato lo scopo dell'Oma e il lavoro di ricerca sulle peculiarità di mestieri e prodotti italiani.
Infine, il professor Romanini ha parlato del volume come di «una componente identificativa e socio - economica» e di possibili «spaccati per un'integrazione futura».
Alessandra Poggi
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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