Il Tirreno

Quei viaggi verso Napoli per portare la cocaina

Quei viaggi verso Napoli per portare la cocaina

La Direzione distrettuale antimafia di Napoli ha ricostruito la rete dello spaccio Nel Candia uno dei covi più importanti che la camorra aveva al di fuori Campania

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MASSA. C’era un vero e proprio patto tra narcos colombiani e boss della camorra per portare la cocaina in Europa. Anche Massa faceva parte della rete che la malavita organizzata aveva allestito per smerciare stupefacenti. E quella casa nel Candia, dove la squadra mobile l’altra mattina ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Alfonso Mariotto, era sotto controllo da parecchio tempo. Da quando la Direzione distrettuale antimafia di Napoli aveva chiesto al vicequestore Antonio Dulvi Corcione di tenere gli occhi aperti. Tanto che il blitz è scattato quasi due anni fa, quando ancora doveva essere ricostruito tutto il puzzle. Nel Candia c’era il primo anello di una rete che ha portato all’arresto di diciassette persone.

Colombia, Spagna e Olanda erano i luoghi in cui venivano stipulati gli accordi per l'acquisto e il trasporto della droga in Italia. Una volta giunti sul territorio nazionale, gli stupefacenti venivano destinati ad alimentare le piazze di spaccio partenopee, con particolare riferimento a quelle presenti nei quartieri di Ponticelli e San Giovanni, nonché di altre regioni, come la Toscana (a Massa) e il Lazio (Latina e Frosinone). Ma perché la nostrra città? Il referente dei boss era un quarantenne che è stato arrestato nel 2016 da Corcione e i suoi uomini: Mirco Zaccagna. L’uomo, oltre a custodire nella sua abitazione oltre 15 chilogrammi di hashish, aveva 400 grammi di cocaina, 40 di eroina e due pistole rubate. In quell’occasione erano state quattro le persone arrestate, ma le altre sono state giudicate di secondo livello. Il referente era Zaccagna e quando lui è finito fuori dai giochi il suo posto - secondo gli inquirenti - era stato preso da Mariotti.

Quello nel Candia era il covo della banda: lì arrivava la droga, proveniente perlopiù dalla Lombardia (partiva dalla Colombia e faceva scalo in Olanda), veniva tagliata, pesata, e poi rivenduta tra Massa e Carrara. Lì si contavano i soldi e si facevano affari. Un giro davvero notevole. Erano mesi che gli agenti avevano gli occhi puntati su quella abitazione. Da quando, ai sospetti che i quattro non avessero mai smesso di spacciare si sono aggiunti gli esposti dei residenti che avevano notato movimenti strani. La squadra mobile, dotata anche di strumentazioni nuove, aveva fatto numerosi appostamenti con un drone e gli infrarossi. Con quelli controllavano come talpe i movimenti della banda, anche all’interno dell’abitazione. E lo hanno fatto per mesi, fino a quando le prove della loro attività illecita sono diventate schiaccianti.

Martedì la squadra mobile di Napoli ha concluso il secondo filone di indagine. Scoprendo che numerosi sono stati i viaggi effettuati dai promotori dell'organizzazione verso gli stati esteri, nonché le trasferte dei 'corrieri' effettuate per rifornire le piazze di spaccio fuori regione. Da Massa i viaggi verso il Vesuvio avvenivano con cadenza regolare. Cospicui, secondo gli inquirenti, sono stati i riscontri oggettivi; nello specifico, nel corso dell'indagine sono state tratte in arresto, in flagranza di reato, 5 persone, e si è proceduto al sequestro di 12 pistole di diverso calibro, due mitragliette Uzi, un fucile di precisione, 636 proiettili di calibro diverso, 20 chili di cocaina, altrettanti di hashish, 5 di marijuana, 10 mila euro in contanti, 170 mila euro in banconote da 20 euro false. (d.d.)

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