Scandalo appalti Anas, in due ai domiciliari
Il Riesame accoglie il ricorso: lasciano il carcere Busticchi e Marchionna Riconosciuto che non esiste pericolo di reiterazione o inquinamento prove
MASSA CARRARA. Hanno lasciato il carcere per raggiungere la loro abitazione. Il Tribunale del Riesame ha, infatti, accolto il ricorso presentato dai legali di Paolo Busticchi, imprenditore lunigianese, titolare della ditta Ibf di Sarzana e di Domenico Marchionna, cantoniere Anas. Per i due, entrambi coinvolti nell’inchiesta sugli appalti, il pubblico ministero Alessia Iacopini aveva richiesto e ottenuto la misura cautelare più pesante, quella del carcere. Già ai domiciliari, invece, Bruno Landi, dipendente di Busticchi e, secondo l’ipotesi accusatoria, suo braccio destro nelle frodi. L’avvocato Carlo Rampi, difensore dell’imprenditore e la collega Giovanna Daniele, legale del cantoniere sostenevano che la misura cautelare in carcere fosse eccessiva rispetto al quadro indiziario a carico dei loro assistiti e, in particolare, ritenevano che mancassero due requisiti fondamentali per l’applicazione di quella misura, vale a dire la concretezza e l’attualità del pericolo.
Il loro “appoggio” giuridico è stata una recente sentenza della Cassazione in cui la Suprema Corte detta proprio i criteri per definire attualità e concretezza del pericolo con particolare riferimento all’inquinamento delle prove e alla reiterazione del reato.
«Non è sufficiente l’ipotesi che il reato possa essere reiterato o che le prove possano essere inquinate - motiva l’avvocatessa Daniele - è invece indispensabile che reiterazione o inquinamento risultino dagli atti. Invece - prosegue il ragionamento - neanche dalle intercettazioni, emerge il tentativo del mio assistito di nascondere o modificare il quadro». Ricorso accolto, quindi, e Busticchi e Marchionna ai domiciliari dopo 15 giorni dagli arresti. Lo scandalo appalti è emerso, infatti, il 27 gennaio scorso quando, all’alba, sono scattate le tre misure cautelari. Secondo la ricostruzione della Procura Busticchi sarebbe riuscito ad eludere i controlli Anas e a fornire prestazioni molto più basse rispetto a quanto previsto nel capitolato d’appalto, risparmiando su manodopera e materiale. Per farlo - sempre secondo l’accusa - lo aiutavano il suo fidato dipendente, Bruno Landi e un compiacente dipendente Anas, Domenico Marchionna.
Chiara Sillicani
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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