Il Tirreno

De Pasquale: e ora ricorreremo fino alla Cassazione

Il sindaco ha intenzione di portare avanti la battaglia  Intanto la Bienaimè: prendiamo in mano i mappali

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CARRARA. Un punto a favore degli industriali nel lungo braccio di ferro avviato da Comune e Regione per rendere pubbliche tutte le proprietà del monte. Con la legge 35 del 2015 la Regione intendeva affermare l’appartenenza anche dei cosiddetti beni estimati al patrimonio indisponibile del Comune di Carrara. Così, dopo una prima puntata nel tribunale di Massa davanti al giudice Paolo Puzone, a cui si chiedeva se il provvedimento della Regione Toscana fosse costituzionale, la questione delle proprietà privata di alcune cave finì alla Corte costituzionale che con una sentenza di Giuliano Amato ha stabilito «l’illegittimità incostituzionale dell’articolo 32 della legge toscana, stabilendo che la Regione non fosse titolata a interpretare e legiferare sulla proprietà privata», rinviando tutto al tribunale ordinario. Proprio da dove ieri è arrivata la sentenza del giudice Puzone che stabilisce la natura privata dei beni estimati.

Ma il sindaco Francesco De Pasquale è pronto a andare avanti, proprio nella battaglia intrapresa per annoverare i beni estimati nel patrimonio indisponibile del Comune.

«E certo che andremo avanti, in appello, fino alla Cassazione - annuncia il sindaco - Devo ancora leggere bene la sentenza del giudice Puzone, ma una cosa è certa non siamo intenzionati a fermarci qui, Non dimentichiamo anche che il fatto che ci sia una disciplina mista, pubblico e privato, in materia di agri marmiferi, comporta grossi problemi di competitività fra le aziende».

E se il sindaco De Pasquale pensa alle cave e al patrimonio - naturale - del Comune di Carrara Claudia Bienaimè esponente di Dema-Carrara Bene comune, aggiunge. «Questa sentenza in verità me la aspettavo. Io a questo punto mi auguro che il Comune vada fino alla Corte europea- dice - La battaglia ora sarà da fare su quali siano davvero i beni estimati, non possono raccontarci che sono quasi tutte le cave. Andiamo a vedere i mappali, andiamo a vedere quello che è stato stabilito nel 1751 e quelle parti di montagna gli imprenditori possono anche recintarle e farcisi dentro l’idromassaggio, ma il resto deve tornare nel patrimonio del Comune».

(a.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA .

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