Il Tirreno

Ai raggi X le cartelle cliniche dei pazienti

Ai raggi X le cartelle cliniche dei pazienti

La squadra mobile visiona la documentazione delle persone che si rivolgevano a Sanguinetti per dimagrire

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MASSA. Un centinaio di cartelle cliniche, di altrettanti pazienti che si sono rivolti al radiologo Franco Sanguinetti per ottenere dei farmaci dimagranti, sono state sequestrate dalla squadra mobile e al momento vengono esaminate dagli agenti di Antonio Dulvi Corcione. Gli inquirenti, su input del sostituto procuratore Alessia Iacopini, stanno cercando l’esistenza di un nesso tra l’assunzione di quelle medicine e l’insorgenza di alcune patologie riscontrate a chi aveva seguito la cura. Uno dei pazienti del camice bianco arrestato mentre era al lavoro al Noa nel frattempo è deceduto, ma va detto che al momento la sua morte non sembra essere collegata all’assunzione delle medicine prescritte dal radiologo.

Sarà una fase delicata dell’indagine, questa. Perché verranno convocati i pazienti e i familiari nel caso della persona defunta. Per capire se seguivano le prescrizioni di Sanguinetti e soprattutto se la cura aveva degli effetti collaterali importanti. Se questi effetti erano stati segnalati al medico e quale era stato il suo comportamento all’insorgere delle complicanze. Ci vorrà un consulente che faccia chiarezza su quelle pillole. Erano effettivamente antitumorali? Perché era questa l’ipotesi che era stata formulata in un primo momento, ma le pasticche sono state mandate in un laboratorio di analisi e per ora il perito non si è espresso. Quello che è certo è che il dottore aumentava il prezzo dei flaconcini a dismisura. Qualcuno è arrivato a scucire duecento euro con il miraggio di perdere i chili in più. A quanto pare erano anche efficaci e con il passaparola l’ambulatorio di Sanguinetti si era riempito. Ma il dimagrimento era dovuto all’insorgere di altre patologie causate proprio dalle medicine che venivano assunte? L’indagine deve portare a stabilire proprio questo. L’indagato ha detto che quei flaconi che prescriveva non avevano nulla di pericoloso per le persone che lui visitava.

Questo filone è stato lasciato per ultimo proprio per la sua delicatezza, c’è di mezzo la salute delle persone. Un dato sensibile protetto dalla legge sulla privacy, per questo gli inquirenti devono andare con i piedi di piombo. Anche convocare i pazienti non sarà semplice. Per quanto riguarda invece la persona deceduta l’unica cosa che si sa è che doveva perdere peso perché già gravemente malata. Una cura drastica che non si sa al momento se ha avuto degli effetti devastanti sul suo organismo già compromesso.

Ma la mole di prove raccolta dalla squadra mobile ha dell’incredibile: gli agenti in otto mesi hanno pedinato e intercettato (con cimici disseminate nell’automobile e nello studio che aveva ad Avenza e divideva con un collega) il radiologo. Scoprendo che usciva regolarmente dal Noa nell’orario di servizio (su cento giorni monitorati quasi l’80% li ha passati da assenteista) e andava a ricevere i malati nell’ambulatorio dove si faceva pagare e intascava le parcelle in nero. Ed è in quei momenti che staccava le ricette che potrebbero aver causano danni a chi si fidava di lui. (d.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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