Meteo
La Coop Scultori: così abbiamo difeso il lavoro
Nata un anno fa, sono ripartiti grazie all’aiuto della città: «Abbiamo realizzato trenta sculture, speciale il rapporto con l’artista Aidan Salakhova»
CARRARA. È passato esattamente un anno da quando Diego Zampolini, Andrea Franceschi, Riccardo Barsottini e Raffaele Bruzzi, i quattro ragazzi della Cooperativa Scultori Carrara si sono dovuti reinventare professionalmente e creare un loro spazio dove poter fare ciò che sanno fare meglio e che fanno da sempre: scolpire. Una vita e una professione legata a doppio filo con la loro città, Carrara. Quasi con il marmo nel sangue proprio come Carrara, i quattro ragazzi hanno cominciato da subito a lavorare il marmo, da ragazzini, iscrivendosi e frequentando la scuola del marmo e poi subito a sgobbare nei laboratori della città per cercare di imparare il mestiere o forse dovremmo dire per cercare di carpire il mestiere: «Perché - racconta Diego Zampolini - non tutti gli anziani erano disposti a insegnarti il mestiere, a volte incontri gente che ha paura e teme che gli porti via il lavoro: non è stato facile all’inizio, ho passato anni a sbozzare schiene di Madonne».
Ma poi finalmente la svolta per i quattro ragazzi, quando incontrano negli anni ’90, Nicoli e il suo storico laboratorio: «Lì ho imparato il mestiere e sono diventato l’artigiano che sono oggi: all’epoca Nicoli puntava sui giovani» racconta sempre Diego, che si fa portavoce, forse per il carattere un po’ più estroverso rispetto ai suoi compagni con cui lavora da sempre e tra cui, prima di tutto, c’è una bella amicizia cresciuta nel tempo lavorando fianco a fianco. Ma ecco che il destino di Carrara e il destino dei ragazzi si lega nuovamente: i laboratori iniziano a chiudere, scompaiono uno ad uno e con loro rischia di scomparire il mestiere antico dell’artigiano- scultore: contemporaneamente e forse non casualmente la città comincia a sprofondare sempre più in una crisi economica senza precedenti. In questo contesto nell’ottobre del 2016 i ragazzi ricevono la lettera di licenziamento dagli Studi Nicoli (che proseguono l’attività, comunque): erano gli unici e gli ultimi quattro dipendenti dello storico laboratorio.
Ma già a gennaio 2017, grazie a una città che non si è data per vinta, consapevole di non poter lasciare andare via altre preziose maestranze e trovando quindi la forza di reagire, regala ai ragazzi le costose attrezzature necessarie per aprire un laboratorio, dando loro la possibilità di creare una cooperativa. Così il primo ringraziamento da parte dei ragazzi va alla cooperativa Canalgrande, insieme alle altre due cooperative di Gioia e Lorano senza le quali non si potrebbe parlare oggi di un laboratorio ormai avviato: «Siamo felici e tranquilli, quest’anno abbiamo lavorato molto, non possiamo certo lamentarci: abbiamo creato circa 30 statue tra piccola, media e grande dimensione» spiega Diego mostrando entusiasta le tre grosse commesse in cantiere in questo momento: tre opere commissionate da Aidan Salakhova, l’artista moscovita di fama internazionale che, innamoratasi artisticamente dei quattro ragazzi quando lavoravano agli Studi Nicoli, li ha seguiti preferendo proseguire la collaborazione con loro. Diego ci mostra quindi alcuni dei 13 pezzi, commissionati dall’artista russa, che formeranno il drappo sulla tavola dell’ultima cena, ciascuno dei quali rappresenterà un discepolo e che insieme raggiungeranno i 14 metri di lunghezza: opera destinata a una galleria newyorkese. Ci mostra poi una donna stilizzata con burka in bardiglio, alta 3 metri e destinata questa volta a Dubai, sempre incaricata dalla Salakhova e poi l’altra commessa importante di Salakhova: un minareto di 5 metri di altezza: «Questo deve rappresentare la decadenza religiosa, destinato anche questo a una galleria di Dubai» continua a spiegare Diego.
«Con Aidan Salakhova c’è simbiosi: è lei che ci ha fatto partire, è come se fosse una socia, una di noi» commenta Diego che comunque rivela di aver nel frattempo iniziato a collaborare anche con altri artisti nazionali e internazionali: «Se continua così e troveremo altri artisti con cui collaborare potremmo aver bisogno di aumentare la forza lavoro» anticipa cauto. E nel frattempo sono iniziate le collaborazioni fondamentali con l’Accademia di Belle Arti e con la scuola del marmo Tacca, per muoversi su due linee diverse: con l’Accademia per appoggiare l’ateneo fornendo un laboratorio per i suoi studenti, per stage, e restando in contatto con gli artisti che si laureeranno e comunque orbiteranno intorno all’istituto e con la scuola per poter tramandare il mestiere dell’artigiano: «Noi non siamo artisti-dice Diego-noi siamo le mani dell’artista e il nostro mestiere è importante per Carrara: noi ci sentiamo di appartenere a una città che ha dato tanto di sé, il suo materiale e tanta bellezza, perché dove vai vai, dove c’è un laboratorio di marmo è passato da lì un artigiano carrarino e ci sentiamo addosso la responsabilità verso la città, di dimostrare che ci sono ancora maestranze di un certo livello. Noi - ha sottolineato con orgoglio Diego Zampolini - la riproduzione e lo sviluppo dei modelli lo facciamo con i compassi, i ritratti e le copie delle opere le facciamo con la macchinetta a punti, non lavoriamo con i robot e la differenza si vede». E detto da chi ha prestato le mani per la controfigura delle mani di Michelangelo Buonarroti nel film “Michelangelo-infinito”, il film d’arte di Sky, con Enrico Lo Verso, girato l’estate passata anche a Carrara, fa anch’esso la differenza.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
