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Lo zio non fu raggirato: piena assoluzione
Il fatto non sussiste: finisce l’incubo per una signora carrarese e per un ex funzionario di banca
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CARRARA. Non ci fu raggiro: il fatto non sussiste. Così, con formula piena, dopo una vera e propria odissea giudiziaria che dura da circa otto anni, sono stati assolti una signora carrarese, Simonetta Fusani, e un ex funzionario di banca oggi in pensione, Carlo Malatesta. L’assoluzione è arrivata dalla Corte d’Appello di Genova: i due erano stati condannati in primo grado (l’accusa era circonvenzione d’incapace) e in Appello, poi la Cassazione aveva stabilito di rimandare gli atti alla Corte d’Appello di Genova in diversa composizione, e ieri è arrivata l’assoluzione piena. Una vittoria giudiziaria che senz’altro porta la firma degli attuali avvocati difensori (Giovanna Daniele per la Fusani, Giovanna Barsotti per Malatesta) ma che è anche una vittoria purtroppo postuma di due principi del foro che erano gli iniziali difensori degli imputati, ovvero Marco Valerio Corini, collega di studio della Daniele, per la Fusani e Paolo Barsotti, papà di Giovanna, per Malatesta. Erano stati loro a impostare la linea difensiva improntata a dimostrare la piena correttezza dei loro assistiti, linea poi seguita e messa a punto nelle successive udienze e infine accolta in pieno.
In sostanza, secondo l'accusa la nipote avrebbe raggirato il vecchio zio malato, in concorso con un funzionario di banca. E avrebbe, così, fatto arrivare - con una serie di passaggi bancari - sul proprio conto corrente un deposito titoli da 230mila euro che prima era intestato allo zio colpito da un grave ictus. Da qui la prima condanna, da parte del giudice Cosimo Maria Ferri, per circonvenzione di incapace a due anni di reclusione (pena sospesa) Simonetta Fusani, nipote della seconda moglie di Ferdinando Perugi. L'uomo che, secondo l'accusa, sarebbe stato raggirato (e che nel frattempo è deceduto). Condanna a 1 anno e quattro mesi (pena sospesa) per il funzionario della Unicredit, Carlo Malatesta che era stato coinvolto nella vicenda per avere, di fatto, eseguito per conto della donna i vari passaggi bancari. Per entrambi, come detto, l'accusa era di circonvenzione di incapace (articolo 643 del codice penale) in concorso. Il figlio di Perugi si era si era costituito parte civile.
In primo grado, così Paolo Barsotti aveva tratteggiato la figura di Carlo Malatesta: «Un funzionario di banca galantuomo che ha fatto soltanto il suo dovere». Mentre l’avvocato Corini aveva puntato molto, nella sua discussione finale, sul forte legame di affetto che esisteva fra la zia e la nipote finita sotto accusa. «Per lei era una seconda madre - aveva ricordato in aula l'avvocato - Aveva un rapporto di grande affetto con la zia, e questa vicenda l'ha amareggiata profondamente. E il fatto importante è che non ci sono documenti firmati dalla mia assistita e dal funzionario di banca, ma solo dai diretti interessati». Linea difensiva che è arrivata fino all’assoluzione piena, perché il fattonon sussiste, dei due impatuti. (m.b.)
In sostanza, secondo l'accusa la nipote avrebbe raggirato il vecchio zio malato, in concorso con un funzionario di banca. E avrebbe, così, fatto arrivare - con una serie di passaggi bancari - sul proprio conto corrente un deposito titoli da 230mila euro che prima era intestato allo zio colpito da un grave ictus. Da qui la prima condanna, da parte del giudice Cosimo Maria Ferri, per circonvenzione di incapace a due anni di reclusione (pena sospesa) Simonetta Fusani, nipote della seconda moglie di Ferdinando Perugi. L'uomo che, secondo l'accusa, sarebbe stato raggirato (e che nel frattempo è deceduto). Condanna a 1 anno e quattro mesi (pena sospesa) per il funzionario della Unicredit, Carlo Malatesta che era stato coinvolto nella vicenda per avere, di fatto, eseguito per conto della donna i vari passaggi bancari. Per entrambi, come detto, l'accusa era di circonvenzione di incapace (articolo 643 del codice penale) in concorso. Il figlio di Perugi si era si era costituito parte civile.
In primo grado, così Paolo Barsotti aveva tratteggiato la figura di Carlo Malatesta: «Un funzionario di banca galantuomo che ha fatto soltanto il suo dovere». Mentre l’avvocato Corini aveva puntato molto, nella sua discussione finale, sul forte legame di affetto che esisteva fra la zia e la nipote finita sotto accusa. «Per lei era una seconda madre - aveva ricordato in aula l'avvocato - Aveva un rapporto di grande affetto con la zia, e questa vicenda l'ha amareggiata profondamente. E il fatto importante è che non ci sono documenti firmati dalla mia assistita e dal funzionario di banca, ma solo dai diretti interessati». Linea difensiva che è arrivata fino all’assoluzione piena, perché il fattonon sussiste, dei due impatuti. (m.b.)
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