Il presidio
«Fiorentino in cella» lo dice la Cassazione A fine gennaio il gup
Le motivazioni dei supremi giudici che hanno respinto la richiesta di scarcerazione della difesa del brigadiere
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AULLA. L’indagine sui carabinieri della Lunigiana arriva davanti al gup con la richiesta di rinvio a giudizio per gli oltre trenta indagati (33 per la precisione) da parte dei sostituti procuratori Alessia Iacopini e Marco Mansi. Gli ultimi nomi a essere iscritti nel registro dagli inquirenti sono quelli del colonnello Valerio Liberatori, ex comandante provinciale dell’Arma, e di Saverio Cappelluti, ex comandante dei carabinieri di Pontremoli. Il reato contestato nei loro confronti è quello di favoreggiamento. La prima udienza davanti al giudice è stata fissata al 31 gennaio. La prima perché la sensazione è che ce ne vorranno più di una, visto che le difese sono agguerrite e pronte a dare battaglia.
Intanto resta in carcere (militare) il brigadiere Alessandro Fiorentino, accusato fra l’altro di concussione, lesioni, omessa denuncia, favoreggiamento, abuso di ufficio, rifiuto e omissione di atti d’ufficio. La cassazione prima della fine del 2017 ha respinto il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Gianpaolo Carabelli, che aveva impugnato il no ai domiciliari al suo assistito pronunciato dal tribunale del riesame di Genova, dopo che era scattata la misura cautelare. Era il 14 luglio. I magistrati genovesi avevano sottolineato che Fiorentino era gravato da una sessantina di capi di imputazione e ritenevano potessero permanere il pericolo di inquinamento probatorio e quello della reiterazione dei reati. Carabelli alla cassazione ha specificato che il brigadiere essendo stato sospeso dal servizio non poteva né inquinare né reiterare, ma i supremi giudici nelle motivazioni con cui hanno respinto la richiesta di scarcerazione hanno ribadito che la sospensione non può comunque precludere le misure cautelari. Ed entrando nello specifico hanno scritto nelle sei pagine con cui hanno respinto il ricorso che uno dei reati contestati a Fiorentino è una violenza sessuale.
Carabelli ha provato anche la carta del giudizio positivo espresso da una psicologa che lo aveva avuto in cura in epoca precedente ai fatti contestati, «e ne aveva rilevato i tratti di socievolezza ed empatia». Ma anche qui la cassazione ha risposto picche perché «dopo aver manifestato alla professionista tratti positivi della propria personalità, il ricorrente risulta aver commesso numerosissime condotte illecite». Non resta che attendere la prima udienza davanti al gup. E capire quali saranno le eccezioni presentate dalle difese. Le prime schermaglie in attesa del processo vero e proprio.
Intanto resta in carcere (militare) il brigadiere Alessandro Fiorentino, accusato fra l’altro di concussione, lesioni, omessa denuncia, favoreggiamento, abuso di ufficio, rifiuto e omissione di atti d’ufficio. La cassazione prima della fine del 2017 ha respinto il ricorso presentato dal suo difensore, l’avvocato Gianpaolo Carabelli, che aveva impugnato il no ai domiciliari al suo assistito pronunciato dal tribunale del riesame di Genova, dopo che era scattata la misura cautelare. Era il 14 luglio. I magistrati genovesi avevano sottolineato che Fiorentino era gravato da una sessantina di capi di imputazione e ritenevano potessero permanere il pericolo di inquinamento probatorio e quello della reiterazione dei reati. Carabelli alla cassazione ha specificato che il brigadiere essendo stato sospeso dal servizio non poteva né inquinare né reiterare, ma i supremi giudici nelle motivazioni con cui hanno respinto la richiesta di scarcerazione hanno ribadito che la sospensione non può comunque precludere le misure cautelari. Ed entrando nello specifico hanno scritto nelle sei pagine con cui hanno respinto il ricorso che uno dei reati contestati a Fiorentino è una violenza sessuale.
Carabelli ha provato anche la carta del giudizio positivo espresso da una psicologa che lo aveva avuto in cura in epoca precedente ai fatti contestati, «e ne aveva rilevato i tratti di socievolezza ed empatia». Ma anche qui la cassazione ha risposto picche perché «dopo aver manifestato alla professionista tratti positivi della propria personalità, il ricorrente risulta aver commesso numerosissime condotte illecite». Non resta che attendere la prima udienza davanti al gup. E capire quali saranno le eccezioni presentate dalle difese. Le prime schermaglie in attesa del processo vero e proprio.
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