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Carrara, Area spa affittata sottocosto la Porto sborsa 3,5 milioni
Nel mirino della Procura i canoni dello spazio concesso al Nuovo Pignone. La società di Bogazzi dovrà pagare 550mila euro in più l’anno fino al 2020
CARRARA. Un’inchiesta che parte da lontano, da quando la lente delle Procura, nell’agosto del 2016, si concentrò sulla vicenda delle concessioni arrivando al provvedimento clamoroso del sequestro di una parte dello scalo e dei mezzi.
Da questa prima indagine ne nacque un’altra che concentrò l’attenzione del procuratore capo Aldo Giubilaro sul retroporto, ossia su quello spazio di proprietà di Area Spa la società composta per il 51% dal pubblico (Comuni di Carrara, Massa e provincia) e per il 49% in mano alla stessa Porto spa. E proprio la Porto, che per anni utilizzava in proprio quei piazzali con il canone annuo di 780mila euro, ne aveva dato in locazione una parte al Pignone “chiedendo” un affitto di 1 milione e 700mila euro. Senza contare che doveva affittare in maniera diretta e senza intermediazione.
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L’indagine. L’Area retroportuale è finita al centro di un dossier della magistratura che hamesso nel mirino il contratto di locazione con cui la Spa, formata da Comune di Carrara, Provincia, Comune di Massa e come unico socio privato la Porto spa, ha ceduto in affitto l’area di 112mila metri quadrati al Nuovo Pignone.
La Procura ha messo la lente sul rapporto di affitto e le relative quote fra Area e Porto spa e quello privatistico della Porto che ha subaffittato a sua volta l’area al Nuovo Pignone.
Secondo l’inchiesta i canoni versati presentavano delle anomalie fra il contratto pubblico e quello privato. E a quel punto proprio dalla Procura è partito l’aut aut: o si arrivava a una soluzione o l’area intera sarebbe finita sotto sequestro.
I nuovi canoni e gli arretrati. Il sequestro del retroporto aveva già scritta una data precisa, il 31 dicembre scorso. Qualora non si fosse arrivati a una soluzione fra Area spa e Porto di Carrara la Procura avrebbe messo i sigilli con tutto quello che questo avrebbe potuto comportare: dalla perdita di commesse del Pignone a quella di carichi di lavoro da parte della stessa società di Bogazzi che nell’altra metà dell’area lavora da tempo.
E, proprio per cercare di scongiurare questa soluzione estrema ma, allo stesso tempo, con la ferma volontà della Procura di fare luce e chiarezza sui contratti di locazione ci sono stati, prima di Natale, alcuni colloqui in Procura in cui hanno sfilato anche il presidente della Porto di Carrara spa, Enrico Bogazzi e gli assessori dei rispettivi comuni addetti al bilancio (Matteo Martinelli per Carrara e Giovanni Rutili per Massa).
Alla fine si è arrivati a quell’accordo che ha scongiurato il sequestro dell’area retroportuale. Accordo che in sostanza farà piovere nelle casse di Area Spa (leggi in quelle dei due comuni della provincia e della Porto stessa) 800mila euro a saldo del pregresso e un nuovo canone che ai 780mila euro già sborsati la Porto di Carrara dovrà aggiungerne altri 550mila. Una vera e propria iniezione di liquidità che farà sorridere le amministrazioni.
Un accordo raggiunto grazie all’impegno della Procura di Massa Carrara che, con un lavoro certosino avviato prima all’interno dello scalo marinello e, subito dopo, nello spazio immediatamente limitrofo, è riuscita a sanare una situazione che andava avanti da anni. Senza che nessuno ci avesse messo mano o acceso i riflettori. Mesi di indagine e un accordo che, alla fine, porterà nuovi soldi nelle casse del pubblico e in parte anche del socio privato.
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